mercoledì 29 ottobre 2014

Con le mie sante manine: una quasi-mostra

Un dettaglio della forma di stampa
Con le mie sante manine è il titolo di una piccola mostra che si terrà il 7 novembre allo Spazio bk, a Milano. È una mostra di quasi-libri quasi-d'artista realizzati dalle allieve del corso Progettare Libri tenutosi a Sàrmede nel giugno di quest'anno, e da un'ospite eccellente.

Con le mie sante manine è anche l'epilogo di una piccola avventura che è cominciata un giovedì di giugno, con un breve viaggio in pulmino e l'ingresso nei locali della Tipoteca Italiana, che ci ha messo a disposizione i materiali per comporre a mano e le macchine per stampare una plaquette che contiene i testi di due degli Esercizi che mensilmente Francesco Gagliardi pubblica nell'eccellentissimo sito letterario di Federico Novaro.

Ho proposto questi testi alle allieve perché credo siano un eccellente strumento per l'addestramento dell'immaginazione: evocano di personaggi qualunque, che fanno cose qualunque, in un mondo assolutamente quotidiano nel quale, però, improvvisamente, accade qualcosa di sovversivo.

La macchina piano cilindrica della Tipoteca è pronta a stampare.

Le allieve si sono divertite a stampare e hanno accettato di dedicare un po' del loro tempo a un compito a casa: realizzare, da questa plaquette, un quasi-libro illustrato, senza altro vincolo che usare le pagine che avevamo stampato insieme.

La prima bozza della plaquette, base del lavoro delle allieve.

Quelle che seguono sono le immagini che ogni allieva ci ha fornito della propria opera. Abbiamo creato appositi album fotografici FB per offrire una visione più completa dei lavori anche a chi non potrà venire il 7 novembre da Spazio bk, in via Porro Lambertenghi 20 a Milano. Vi aspettiamo alle 18. È gradito l'abito scuro.

Ma che veniate o meno alla mostra, fateci sapere quale di questi lavori è il vostro preferito, trasformando questo post di quasi-libri quasi-d'artista in 


un quasi-gioco. 

È tutto abbastanza facile: VOTATE il vostro libro preferito nei commenti a questo post, entro la mezzanotte del 7 novembre. Ci sarà un quasi-vincitore che vincerà quasi-niente: solo i vostri quasi-voti. Ma saranno un premio quasi-sufficiente per quasi-tutte. 
(Elisa Negrini dice che lei, non essendo allieva ma ospite, non dovrebbe essere votata. Quindi decidete voi se farle un dispetto.)

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Alessandra Lazzarin


Qui le altre immagini del libro di Alessandra Lazzarin

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Annamaria Nizi


Qui le altre immagini del libro di Annamaria Nizi. Qui il suo blog.

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Carla Manea


Qui le altre immagini del libro di Carla Manea. Qui il suo blog.

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Chiara Pasqualotto


Qui le altre immagini del libro di Chiara Pasqualotto. Qui il suo blog

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Elisa Negrini (ospite)


Qui le altre immagini del libro di Elisa Negrini. E qui un filmatino.

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Licia Pittarello


Qui le altre immagini del libro di Licia Pittarello

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Michela Gastaldi


Qui le altre immagini del libro di Michela Gastaldi. E qui il suo sito Internet

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Rita Quattrocchi


Qui le altre immagini del libro di Rita Quattrocchi

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Sabina Botti


Qui le altre immagini del libro di Sabina Botti. E qui il suo blog.

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Silvia Perini


Qui le altre immagini del libro di Silvia Perini

[Oltre alle allieve presenti in mostra, avevano partecipato al corso anche Dilea Frate ed Eugenia Pesenti.]

[Il corso Progettare Libri si replicherà nel 2015, ancora a Sàrmede, dal 15 al 20 giugno. Per impegni personali del docente, quest'anno non si terrà la sessione invernale alla Scuola Superiore d'Arte Applicata del Castello Sforzesco.]

martedì 28 ottobre 2014

I Martedì della Emme / 5: Un albo rumoroso

A quanto pare gli innamorati della Emme Edizioni amano molto i libri senza parole. Li capiamo. Come abbiamo già detto, questi albi furono una novità dirompente, e attraverso le scelte di Rosellina Archinto in Italia, in quegli anni, arrivarono davvero i migliori. 

Oggi Lorenzo Luatti ha scelto di scrivere su  L’architetto di Jean Jacques Loup, un libro del 1977. Un albo esilarante che, tuttavia, pur non avendo parole, emette un fragore assordante. Per sapere per quale ragione ciò accada, non vi rimane che leggere le parole di Lorenzo, che, naturalmente, ringraziamo per la preziosa collaborazione.


Si finiva di raccontare L’architetto, dopo aver a lungo rumoreggiato e mimato ogni sua tavola, col volto accalorato, esaltati, affaticati, ma divertiti e beati.


Alla faccia di quegli ometti nasuti e spelacchiati che popolano le pagine dell’albo, pure loro paonazzi, perché incolleriti, indignati, increduli e forse rassegnati, prigionieri del grigiore dei loro palazzi, ammorbati dalla puzza esalante dagli scarichi e dal frastuono delle auto delle arterie sottostanti.


Guai a perdere anche una delle tante piccole gag disseminate, in un turbinio visivo e olfattivo, in ogni doppia pagina dell’albo. Lo scompiglio presente nelle tavole iniziali, dove un affaccendato quanto sconclusionato gruppo di manovali erige un palazzo a geometrie interconnesse - ispirato a Casa di scale di Escher - e poi viene messo in fuga dalla furia ribelle della natura, che stritola e riduce in poltiglia l’inusuale costruzione, richiedeva e richiede il giusto tempo e capacità sonore e mimiche per raccontare ogni piccola disavventura.


Oppure si prenda il finale, quando, ricordo bene, la nostra narrazione tergiversava a lungo per il piacere dei piccoli lettori/ascoltatori: proprio là dove l’ultimo dramma si consuma, nel groviglio delle abitazioni e delle strade congestionate, con le persone che cadono intossicate, soccombono o appaiono imbelvite, e l’impavido architetto che sta là sopra, a rimirare e contemplare il frutto delle sue faraoniche aspettative di costruttore, cementificatore e famelico palazzinaro.


Fuggirà pure lui da quell’inferno, e sarà l’incontro/scontro con un gruppo di ragazzini dediti a costruire “palazzi di sabbia” a fornirgli la cifra della sua inettitudine. E del suo fallimento.


Che Jean Jacques Loup, come credo anni fa di aver letto da qualche parte, fosse stato lui stesso un architetto prima di abbandonare la professione e diventare fumettista, ha sicuramente contribuito  a  rendermi ancora più simpatico l’albo e l’autore. Ma non c’era bisogno.
Tra i tanti splendidi albi senza parole pubblicati dalla Emme, L’architetto ha occupato sempre un posto speciale e a riprenderlo in mano oggi, scopro e ritrovo le ragioni di questa mia predilezione.


È un albo esplicitamente costruito intorno a una partitura musicale: c’è un direttore d’orchestra munito di bacchetta e leggio, c’è un gruppo di manovali-musicisti, ci sono ingressi di strumenti, voci, dinamiche, ci sono gli spettatori. C’è una “esecuzione”. L’architetto è un albo che si può raccontare solo tenendo il “tempo” (partenza improvvisa a ritmo vertiginoso, un tempo “andante” nelle pagine centrali, preparatorio del delirio finale). Le parole qui non servono: è tutto un vociare, fracassi, rimbombi, grida, imprecazioni, mormorii. E non chiamatelo silent book!


Lorenzo Luatti lavora a Oxfam Italia dove svolge prevalentemente attività di ricerca sui fenomeni migratori. Collabora con la biblioteca del Centro di Documentazione Città di Arezzo. È appassionato di libri per ragazzi e di storia di letteratura dell’infanzia, di cui scrive su riviste pedagogiche e letterarie.

Dal nostro catalogo, Lorenzo Luatti ha scelto in regalo Sufi, bestie e sultani di Jalâl âlDîn Rûmî e Nooshin Safakhoo.

Se siete bibliotecari o insegnanti o promotori della lettura e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, lo trovate  qui.

Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine

lunedì 27 ottobre 2014

A cavallo degli alfabeti

[di Valentina Colombo]

John Alcorn ha illustrato LIBRI!, originariamente BOOKS! nel lontano 1963. Superfluo dire che ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora.
Innanzitutto la grafica e l’illustrazione, oggi, parlano anche, se non solo, il linguaggio di Photoshop o Illustrator, attraverso l’uso di palettine e palettone elettroniche, device astrusi o semplici, con o senza matitone digitale.
Una volta si disegnava a mano, si tagliava, si incollava, si sbagliava e si doveva ricominciare tutto daccapo. Per fare una copertina ci si potevano mettere settimane. Oggi ci sono il benedetto ctrl-Z e il Salva con nome. Si possono presentare in diretta diverse varianti, fatte in cinque minuti e mandate in stampa in un lampo. La velocità domina la creazione grafica e i tempi di realizzazione di una copertina possono dilungarsi solo se ci sono problemi (del grafico, dell’editore etc.).
Ai tempi di BOOKS! il libro era di carta, spessa o sottile, pesante o leggera, ma sempre carta; lasciamo stare le edizioni speciali in pelle di daino o seta cinese, parliamo dei normali libri in commercio in libreria.
Oggi ci sono (anche) ebook, app, enhanced book: li scarichi con un click seduto sul divano.


BOOKS! uscì negli USA nel 1963. C’era ancora la guerra fredda, in quegli anni, le notizie viaggiavano per telefono e televisione, ma erano diffuse a ore di distanza, un aereo ci metteva un giorno per attraversare un oceano ed Elvis era ancora vivo.
Adesso gli U2 vanno da Fazio su RaiTre; in 8 ore sei a New York, e le notizie viaggiano a dorso si passerotto blu su Twitter, istantaneamente.

  

Detto questo, è interessante cercare di capire come mai LIBRI!, riscoperto nel 2012 da Marta Sironi e riproposto da Topipittori, oggi sia stato pubblicato in inglese (Ammo books), francese (Autrement), coreano (Blue Wing), russo (Mann, Ivanov and Ferber), spagnolo e catalano (Gustavo Gili), portoghese (Pequena Zahar). Forse perché LIBRI! è semplice e affascinante; diverso e universale; vintage e attuale; serio e divertente. Spiega con immediatezza cos’è un libro, come si usa, come è fatto, qual è il viaggio che compie dalla testa dell’autore agli occhi dell'editore, alle mani del lettore, passando attraverso le cure del libraio, del tipografo, dell’illustratore, prendendo forma in parole e immagini, e assumendo i mille e uno significati della lettura.

A sinistra, edizione Simon and Schuster, 1963; a destra, edizione Ammo Books, 2014.
Il formato della nuova edizione americana è completamente cambiato, rispetto
all'originale, rimasto invece identico in tutte le altre edizioni realizzate nel mondo.

LIBRI! è un manuale. Anzi, è il migliore annuncio pubblicitario mai fatto sui libri.
LIBRI! è una brillante campagna di marketing concepita sul libro e per il libro fatta attraverso un libro; il che può sembrare bizzarro: ma se ci pensate, è come se vi stessero vendendo un'auto offrendovene una in prova (il che accade normalmente). Questo gioco continuo, dentro e fuori dal libro, la sua sorprendente freschezza è quel che rende LIBRI! traducibile in ogni lingua.

Edizione tedesca, 1966.
Il libro di Alcorn è stato sapientemente riprodotto da ognuno degli editori che ne hanno acquisito i diritti, pur con le varianti che ognuno di loro ha voluto inserire per renderlo adatto al proprio mercato e ai propri lettori, che non sono più quelli del 1963. In questo senso, inizialmente, ci ha sorpreso la scelta dell'editore americano Ammo di stravolgere completamente il formato originale, scegliendone uno più grande e più 'prezioso'. Vale a dire, secondo le loro intenzioni, più vicino a quello di un libro d'arte che a quello di un memorandum agile e spiritoso.

Una scelta spiazzante, che ancora non sappiamo se darà i suoi risultati, ma che senza dubbio risulta interessante, e in parte comprensibile. Del resto, anche l'originale edizione tedesca della fine degli anni Sessanta era stata manipolata: la copertina è totalmente diversa.

Se sfogliate LIBRI! notate da subito che i caratteri sono sorprendentemente differenti. Ogni pagina è diversa, per colori e forme. Ogni lettera o numero sono non solo segni e simboli ma anche immagini, illustrazioni. Le parole giocano a fare le figure.






















E, in fondo, proprio per questo non è sorprendente che russi e coreani, che hanno un alfabeto completamente diverso dal nostro, abbiano voluto cimentarsi in una traduzione, o meglio on una ricodificazione di questo libro. E se si guarda all’opera di Alcorn nel suo insieme, non sorprende che in LIBRI! sia riuscito a trovare un linguaggio così universale.

La sua opera, infatti, si basa su una inesauribile esperienza estetica, intellettuale e pratica, visiva e manuale, guidata da una inesausta meraviglia, da una rigorosa passione per la bellezza e dalla ricerca di un linguaggio capace di comunicare con chiarezza attraverso le forme.

In LIBRI!, come in pochi altri casi, ho sentito tanto forte il potere del libro, la sua capacità di parlare, tirare fili, illuminare significati.



Alcorn ha fatto questo per tutta la sua vita. Ha cercato uno stile che fosse, sempre, un modo di comunicare, creando un riconoscibile codice visivo e approfondendo il potere sia del testo sia dell’immagine, sia di entrambi gli elementi in relazione fra loro.

Dal genio di questo grafico, artista, illustratore, sono nate locandine di film (per dirne uno, Amarcord di Fellini), marchi editoriali (la BUR, per esempio), pubblicità di bibite gassate (la Pepsi), copertine di libri (qui l’elenco è infinito). Li ha raccolti Moleskine in una monografia completa curata da Marta Sironi, insieme a Stephen Alcorn. Un volume di più di 400 immagini prese dall’archivio Apice dell’Università di Milano, dove tutto il fondo Alcorn è conservato (avete capito bene: Alcorn ce l’abbiamo noi, in Italia: tutto).

La grafica del volume è stata realizzata da Marina del Cinque, che chi segue questo blog e i Topipittori conosce, perché a lei si deve la grafica di numerosi libri di topesca pubblicazione, in particolare Il viaggio di una stella.
Non è strano che Moleskine si sia cimentata nella pubblicazione di un volume del genere. I taccuini di questo marchio sono potenziali scrigni dei tesori per scrittori e illustratori di tutto il mondo. Pensieri, parole, suggestioni su quelle pagine testimoniano un processo creativo inesauribile e personale.



John Alcorn: Evolution by design è una imprescindibile fonte di sapere e ispirazione. Consente un accesso privilegiato alla progettualità artistica di Alcorn, attraverso un'infinita galleria di  successi e scarabocchi.
E, infine, per completare il quadro, il 13 novembre, in occasione di Bookcity Milano, Guido Scarabottolo terrà una rilettura di Alcorn. Un dialogo tra passato e presente, fra un art director artigiano innamorato di carta, penna e forbici e uno che ha trovato un terreno ideale anche nel digitale; tra un progettista di copertine di oggi e uno di allora, per cercare di ritrovare territori comuni di pratica e pensiero, confrontandosi a distanza di tempo e di spazio, cercando di capire cosa è accaduto ai mestieri di grafico, artista e illustratore. Che sia una Università, quella di Milano, ad accogliere questo evento, non fa che sottolineare ancora una volta l’importanza di imparare, di riflettere, di indagare il passato per sperimentare il nuovo e proiettarsi verso il futuro.