venerdì 29 maggio 2015

Una storia triste (con finale istruttivo)

Qualche giorno fa, partito all'alba per scorrazzare nel Lombardo-Veneto, ascoltavo alla radio quella meravigliosa trasmissione che si chiama Qui comincia e che nessuno ascolta perché comincia alle sei. Si parlava di Henri Matisse e, in particolare, de L'intervista perduta raccolta da Pierre Couthion nel 1941. E parlandone, Attilio Scarpellini, che conduceva il programma (riascoltabile qui) per quella mattina, ha citato un brano che ho immediatamente collegato alle immagini di questo post.

Matisse comincia a dipingere a 21 anni quando, convalescente per un'appendicite, riceve in regalo una scatola di colori, affinché non si annoi troppo. Ma appena comincia a usare quei colori, capisce che la sua vita è lì, che quella precedente non aveva alcun senso, era opaca e priva di colore. Quando Couthion gli chiede se fosse vero che il padre lo avesse osteggiato nella sua passione, Matisse confermò e aggiunse: «E faceva bene! Voleva vedere se era una cosa passeggera o meno.» Disse Matisse a Courthion che la vocazione contrastata è una necessità dialettica indispensabile alla crescita dell'artista. Bisogna, secondo Matisse, che l'artista - o l'aspirante tale - sia «un po' perseguitato» dalla sorte e dagli altri (una visione abbastanza hillmaniana delle cose, espressa in quel libro sorprendente che è Il codice dell'anima. Carattere, vocazione, destino).


Questa frase mi ha riportato davanti agli occhi le immagini di un libro illustrato del 1920: Old French Fairy Tales della Comtesse de Ségur, illustrato da Virginia Frances Sterrett e pubblicato a Philadelphia da The Penn Publishing Company. Sono illustrazioni figlie della loro epoca, perfettamente inserite in una corrente estetica che prendeva le mosse dal danese Kay Nielsen e trovava declinazioni nazionali più o meno riuscite. Penso fosse in quegli anni, e in quello stile ispirato dall'Art Deco che si sia manifestato per la prima volta uno "stile internazionale" dell'illustrazione, un gusto uniforme che ha interessato sostanzialmente il mondo intero. Fenomeno raro. Forse irripetuto.


Ma c'è altro, oltre alle fantasiose scene, che colpisce di queste illustrazioni: la storia loro e della loro autrice. Quando ha disegnato e dipinto all'acquerello le tavole che vedete qui, Virginia Frances Sterret aveva diciannove anni. E da quattro anni manteneva con il suo lavoro di illustratrice la famiglia, dopo la morte del padre e la malattia della madre. Non aveva un'istruzione artistica formale, anche se aveva manifestato fin da bambina una vocazione al disegno e alla pittura. Quando ha realizzato questo libro - dicevamo, a 19 anni - le era già stata diagnosticata la tubercolosi che l'avrebbe portata alla morte alla vigilia del suo trentesimo compleanno.


Forse la sorte avrebbe potuto perseguitare meno la povera Virginia. E permetterle, per la sua e nostra gioia, di ultimare più dei tre libri che è riuscita a pubblicare (oltre alle fiabe della Comtesse de Ségur, le Tanglewood Tales di Nathaniel Hawthorne e le Mille e una notte, sempre per Penn) e di vivere una vita più lunga, piena e meno sofferta. Eppure la sua vicenda e la frase di Matisse risuonano nella mia testa all'unisono.



Sarebbe ingenuamente romantico pensare che l'artista debba essere infelice e sono convinto che Virginia Sterret avrebbe avuto una produzione altrettanto interessante se fosse stata sana e felice. L'urgenza di esprimersi non passa necessariamente attraverso la sofferenza fisica o psichica. Ma sono anche convinto che, per chi vuole stimolare la propria creatività, sia fondamentale coltivare e rafforzare con impegno la capacità di affrontare ostacoli, problemi e frustrazioni. Arte nella quale Virginia immagino sia stata maestra quanto Matisse, che dipingeva di nascosto dal padre ed era felice di sentirsi contrastato per «misurare la forza della propria strada.» Maestro in quest'arte fu anche il grande Edward Lear, la cui vita fu un compendio di sfortune e guai: ne abbiamo parlato qui.


Essere osteggiata, incompresa, trascurata è il destino della maggior parte delle persone che vogliono veramente e con serietà fare della propria creatività un mestiere. E non tanto, non solo perché c'è molto spesso chi approfitta della passione (e spesso dell'ingenuità delle cosiddette cose della vita) di chi è mosso da qualcosa di più alto del mero scopo di lucro, ma anche perché il mestiere è difficile, i risultati non sempre commisurati alle aspettative, il mondo è distratto, gli specialisti e gli esperti spesso e volentieri incompetenti, le giurie partigiane, i concorsi truccati, i colleghi invidiosi, i librai oberati, i bibliotecari poveri e i lettori ignoranti. Perché le commesse non arrivano; e quando arrivano sono quelle "sbagliate" e le si accettano per sbarcare il lunario. Perché ogni giorno devi fare i conti con quei segni che ti escono dagli occhi e dalle mani senza la certezza che domani torneranno.


E neppure bisogna illudersi. Anche se si venisse accettati, dopo tanti contrasti, non scomparirebbe la frustrazione. Successo e bravura sono, infatti, cause inevitabili di invidie, antipatie, guerre dissimulate, rancori insopprimibili, antagonismi irriducibili. E per tornare al Matisse da cui siamo partiti: «quando si viene accettati, il pubblico smette di vedere il dipinto e comincia a guardare i biglietti di banca.» Una frustrazione diversa, se volete, ma pur sempre una frustrazione. Qualcosa di simile, lo raccontano i personaggi dell'ultimo film di Sorrentino, Youth, Tutti per qualche ragione sono al vertice del successo e tutti sono, al tempo stesso, alla deriva. E tutti, al contrario delle persone cosiddette 'normali' escluse dal cerchio della celebrità, sanno che non sarà il talento e il successo a salvarli, non sarà quello che hanno raggiunto o quello che hanno fatto. Anzi, tutto ciò non fa che esporli senza filtri al rischio della verità, alla verità della propria fragilità. L'arte richiede lucidità, onestà e spalle molto larghe.


Old French Tales by Comtesse de Ségur illustrato da Virginia Frances Sterret è consultabile online qui. Se volete vedere le illustrazioni degli altri libri della Sterrett, potete visitare questa pagina. Ma se avete perso la testa per le illustrazioni di Viginia Sterrett, esemplari in buone condizioni dei suoi tre libri si trovano per non troppe centinaia di euro. Ma, come mi piace sempre ricordare, con i libri bisogna avere pazienza: ci si siede sulla riva del fiume e si aspetta che ti passino davanti a due euro e cinquanta.

mercoledì 27 maggio 2015

La rete dei libri /2: GiGi e la bibliotecaria

Nome del blog: GiGi IL GIORNALE DEI GIOVANI LETTORI



Url:
http://ilgiornaledeigiovanilettori.wordpress.com

Di cosa si occupa? 
Recensioni, percorsi di lettura e approfondimenti sul letteratura per ragazzi, fumetti e prodotti multimediali (app, film, videogiochi).

Chi lo fa? 
Virginia Stefanini, alias GiGi: sono una bibliotecaria bolognese, assidua lettrice a bassa e ad alta voce, con un passato da teatrante. Sono appassionata di letteratura, fumetto, cinema e nuove tecnologie… ovvero tutto ciò di cui parlo nel mio blog, declinato in versione per i più giovani!
Del mio blog curo tutto personalmente, dai contenuti alla grafica.
Avere a che fare con i libri e con le parole non mi stanca mai e quindi appena posso nel tempo libero collaboro con altri blog, riviste e case editrici per ragazzi.

La spilla di GiGi

Quando e perché è nato? 
Il blog è nato nel marzo del 2012 sull’onda di alcune collaborazioni con blog di settore (Zazienews, Topipittori) che hanno ravvivato in me la voglia di organizzare le mie letture in discorsi scritti e di estendere il rapporto con i lettori oltre le mura della biblioteca.

Con quale frequenza viene aggiornato 
Ahimè, solo una o due volte alla settimana!

Il primo post 
Il carnevale degli animali: considerazioni sull'omonimo libro di Marianne Dubic (La Margherita Edizioni, 2011)

L’ultimo post  (al 26 maggio 2015)
La recensione di La mia invenzione di Silvia Vecchini e Maria Giròn (Edizioni Corsare, 2015).

Il post più letto
Vorrei un film horror da vedere coi ragazzi: una rassegna di film dell'orrore accessibili, a mio avviso, anche a piccoli cinefili.

Il mio post preferito 
La narrativa per giovani adulti e i suoi lettori: libri e saggi critici sui libri destinati a ragazzi fra i 12 e i 17 anni



1000 battute per raccontare un blog
Sul principio Il Giornale dei Giovani Lettori lo immaginavo come un magazine rivolto ai ragazzi, che raccontasse i libri come notizie di cronaca. Il linguaggio fresco e immediato degli inizi non l’ho del tutto abbandonato, ma il target dei lettori si è spostato più realisticamente su adulti appassionati di libri per ragazzi.
In media un articolo su due è dedicato a libri di narrativa, fumetti e divulgazione per lettori fra i 7 e i 12 anni: sono quelli con cui lavoro di più e che conosco meglio. Ma non mancano albi illustrati per i più piccoli, graphic novel e romanzi per giovani adulti.
Ogni blogger – me compresa - a un certo punto si rende conto di non poter scrivere di tutto ciò che vorrebbe. Così di recente ho inventato un “esercizio di stile” che mi aiuta a definire il perimetro delle mie letture: ogni mese i post sono collegati da affinità tematiche, trasversali o fantasiose come i “buoni propositi” per l’anno nuovo o le “scommesse” editoriali più recenti:.
Periodicamente emerge la mia passione per l’horror, che ha dato vita a un consistente numero di segnalazioni su racconti, collane e film di genere.

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Abbiamo già parlato di:
Libri e marmellata
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Non abbiamo la pretesa di sapere tutto. Quindi, se  avete un blog che si occupa con continuità di libri per ragazzi, segnalatecelo scrivendo a info[at] topipittori [punto] it indicando come soggetto del messaggio La rete dei libri. Abbiamo già pronti parecchi post pronti, quindi non saremo celeri, né a rispondere né a pubblicare. Ma cercheremo di non dimenticarci niente.
Grazie.

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Di Virginia Stefanini abbiamo già pubblicato:
1,2,3… Libro!; e
Schiaccianoci e il re dei mostri selvaggi

martedì 26 maggio 2015

I martedì della Emme / 22: Il galateo dell'avventura

[di Sara Stangherlin, Biblioteca di Montebelluna]

La biblioteca dove lavoro ha la fortuna di custodire un fondo Emme nel ventre del magazzino, e ogni occasione (specialmente questa) è buona per far prendere una boccata d’ossigeno a questi libri.  Sono dei classici perché parlano ai bambini e agli adulti di oggi come lo facevano quando sono stati pubblicati, senza perdere nulla di ciò li rende speciali, anzi guadagnando di volta in volta significati nuovi. Così ho deciso di affrontare l’oscuro piano interrato.
Sono nel magazzino: è poco illuminato e mi fa sempre un certo effetto. Mi infilo tra gli scaffali mobili e anche quelli mi fanno un po’ impressione. A un certo punto un libro mi cade sui piedi provocandomi un leggero dolore.  “E allora tu che cosa dici?” mi interroga il titolo del libro per terra. Ehm, che cosa dico?! Prima dico “Ahi!
e poi dico grazie al libro per la sua incontenibile voglia di uscire dal magazzino, lo raccolgo e lo porto a fare un giro ai piani alti.



Il libro Emme che si è fatto avanti è proprio E allora tu che cosa dici? di Sesyle Joslin, con le bellissime illustrazioni di Murice Sendak. L'albo  uscì negli Stati Uniti nel 1958 e valse ai suoi autori la Caldecott Medal l’anno successivo. Accanto a questo albo, c’è suo fratello, E allora tu che cosa fai?, della stessa squadra vincente autore-illustratore. Furono pubblicati in Italia dalla Emme nel 1980, quando all’estero godevano già di fama indiscussa: due manuali di buone maniere per tutte le occasioni.



Le incantevoli illustrazioni di Sendak, dal tratto e dai toni subito riconoscibili, non hanno bisogno di molti colori, perché parlano da sé: la loro peculiarità sta nell’immediatezza con cui comunicano e in una eleganza discreta e senza tempo.
Questi due piccoli albi sono popolati di bambini in situazioni bizzarre e fiabesche, in uno schema fisso a doppie pagine: a sinistra un breve testo descrive la situazione illustrata nella pagina di destra e pone al lettore sempre la stessa insistente domanda (quella del titolo, appunto). Segue la risposta, sempre spiazzante, data da un’illustrazione a doppia pagina accompagnata da una breve frase degna del più alto galateo britannico.
La sorpresa si rinnova ogni volta, a ogni giro di pagina, grazie al succedersi di scenette inverosimili e al contrasto fra queste e le risposte così educate dei bambini protagonisti.



Non è facile sapersi comportare come si deve, specie se si è piccoli. Ci sono situazioni che mettono in difficoltà: non si sa cosa dire, non si sa cosa fare. E si rimane a bocca aperta e con le mani in mano.
Presentarsi a uno sconosciuto, prendere congedo educatamente, rifiutare un’offerta con cortesia.
La sgradevole sensazione di sentirsi fuori posto o inadeguati che genera insicurezza qui è ovviata dal proporre di continuo situazioni altamente improbabili ed eccezionali, in cui chiunque - anche una Principessa o un Pirata - si sentirebbe stranito e impreparato. 


Ad esempio, mettiamo il caso che tu sia andato in centro a fare spese e che camminando all’indietro – ti diverte sempre un sacco farlo! - inciampi in un coccodrillo. E allora che cosa dici?


Oh, scusami!


Supponiamo che un signore ti regali un elefantino; oppure che mentre stai cogliendo margherite nel prato appaia un drago feroce e un cavaliere gli tagli la testa; o che il cowboy Bill Nasolungo ti chieda se vuoi un buco in testa; o infine che la Regina ti inviti per una interminabile e monotona spaghettata a Londra (situazione che ricorda il recente fumetto A cena dalla regina di Rutu Modan, La Giuntina edizioni – in cui si ragiona anche lì di buone maniere, spaghetti e inviti regali)… allora tu che cosa dici?


Ti presenti educatamente agli elefantini; ringrazi con garbo il cavaliere in armatura; rifiuti l’offerta esplosiva del bandito; ti congedi dal banchetto supplicando la sovrana. Così come mandi giù il boccone prima di rispondere alla proposta di matrimonio di un principe; ringrazi la padrona di casa, prima di scappare dal drago che ha fatto irruzione alla sua festa; cedi il posto a una signora sul palanchino affollato di un elefante da trasporto.


Dalle situazioni più incredibili i bambini protagonisti escono sempre con grande disinvoltura  e massima cortesia, scongiurando la figuraccia e ritrovando sempre il sorriso.
Da notare che in queste pagine i piccoli agiscono in completa autonomia, senza nessun adulto che dica loro come comportarsi o cosa rispondere. I grandi raffigurati sono semplici comparse occasionali, a volte anche un po’ burbere e maleducate, a cui dare il buon esempio.
Mi piace come in queste pagine i piccoli lettori siano catturati subito dentro la dimensione straordinaria, ma allo stesso tempo molto quotidiana dell’avventura che è sempre dietro l’angolo. E i bambini accettano questo patto di inverosimiglianza come la cosa più naturale del mondo, perché ai loro occhi l’incredibile è sempre possibile nella vita di tutti i giorni.


L’alchimia che si instaura fra testi e illustrazioni ha il pregio di rendere meno distante il sogno a occhi aperti e meno barbosa la quotidianità delle buone maniere. Il segreto del successo senza tempo di questi albi è presto svelato: riescono a far convivere la fantasia e la libertà proprie dei piccoli con la realtà e la buona educazione che dovrebbero essere proprie del mondo dei grandi.
Attraverso queste pagine, si scopre così che si è sempre al proprio posto, nell’avventura e non, se si sa rispondere come si deve anche a un rozzo pistolero.


Ah, state ben attenti al bandito Bill Nasolungo! È un tipaccio che frequenta le biblioteche ed è invidioso dei lettori appassionati: ama prenderli al lazo per portarli nel suo ranch selvaggio. Mi raccomando, nel caso sciagurato in cui vi acchiappasse, ubbidite e uscite tranquillamente senza dare troppo nell’occhio! Lasciategli pure il libro, prima o poi, mollerà la presa.


Mi chiamo Sara e lavoro nella zona meno silenziosa della Biblioteca di Montebelluna: lo spazio 0-6 anni e la sezione ragazzi. Tra albi con belle illustrazioni e belle parole ho trovato il mio habitat. Oltre ai libri, ho una passione smodata per gli scoiattoli, le vecchie lettere, i peperoni e le finestre sull’oceano. Spesso mi capita di avere la testa tra le nuvole e di essere un po’ maldestra, perciò ho trovato molto interessanti questi simpatici galatei dell’avventura. Penso ne farò buon uso, nelle mie avventure quotidiane tra gli scaffali, e non!

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.



Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria
I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine
I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!  
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci
I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia
I Martedì della Emme / 20: Per essere liberi

I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire... 

lunedì 25 maggio 2015

Nel giardino delle meraviglie: I doni della gigantessa

[di Monica Monachesi. Foto di Piero Baraldo e Monica Monachesi]

A Vicenza, fino al 2 giugno, è in corso la XI edizione del Festival Biblico: Custodire il Creato, coltivare l’Umano. Lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse (Gen 2,15).
Il tema dell’anno è sviluppato in un ricco calendario di conversazioni, lectio magistralis, convegni, spettacoli, animazioni, consultabile qui.
Nell'ambito di queste manifestazioni, al Museo Diocesano di Vicenza, fino al 21 giugno è visitabile la mostra di illustrazione I doni della gigantessa: i custodi del creato siamo noi, creata appositamente per questa occasione, a cura di Monica Monachesi per la Fondazione Stepan Zavrel di Sàrmede. Il titolo della mostra è stato ispirato dal libro Il regalo della gigantessa, con testo di Guia Risari e illustrazioni di Beatriz Martín Terceño.

Illustrazione di Beatriz Martín Terceño tratta da Il regalo della gigantessa.

Un appuntamento con immagini e parole, per piccoli e grandi lettori, attorno a un tema grande come il cosmo, importante come ogni sua più piccola creatura. Le Scritture, l’uomo e il giardino della creazione, accanto a miti di popoli lontani, per ritrovarsi in illo tempore, in principio, consapevoli del presente. Un percorso di libro in libro sul filo dell’evocazione e della poesia per risvegliare la meraviglia, per custodire e coltivare se stessi, l’altro, il creato.

Illustrazioni e libri nell'allestimento della mostra
I doni della gigantessa: i custodi del creato siamo noi.

Una mostra articolata in varie sezioni: Giardino di libri, Meraviglie, Cosmogonie, La parola, le parole, I custodi del creato siamo noi, Prolungamenti, e sulle quali, qui, è possibile trovare tutti i riferimenti a libri, autori, editori presenti.
La mostra è nata nel segno della meraviglia, ed è soprattutto di questo che vorrei parlare.
È nata grazie al contributo di tanti illustratori, autori ed editori che mi hanno aiutata a comporre questo appuntamento con la dedizione di chi crede profondamente nell’importanza dell’offrire bellezza.


Costruirla è stata un’avventura e poi è stato come ricevere un regalo ammirarla allestita al Museo Diocesano, grazie alla cura e al coordinamento di Antonio Pigatto e Simona Tozzo.
Impossibile nominare tutte le cose meravigliose esposte, - tavole originali, libri, film, parole - ma spero di restituire il senso corale di tutto ciò: una sorta di canto di lode ai doni che ci circondano, e di cui dobbiamo accorgerci e lasciarci stupire.

Per costruire  la sezione Prolungamenti che offre in consultazione libri sul tema, ho parlato con numerosi editori spiegando il progetto, trovando massima disponibilità e collaborazione, nel cercare insieme i titoli più adeguati e significativi della loro produzione.

A Giovanna Zoboli ho chiesto una sua riflessione attorno alla meraviglia: le sue parole colgono esattamente il senso di questa esposizione:

Henry Matisse sosteneva che l'arte è sempre religiosa. Non intendeva con questo significare che l'arte debba esclusivamente occuparsi di temi religiosi o che l'unica arte autentica sia quella che si occupa di tali temi. La religiosità a cui allude Matisse non riguarda né i soli credenti né la pratica religiosa confessionale. È qualcosa di più, perché è il cuore dell'esperienza interiore, spirituale e non appartiene alle chiese e alle dottrine, ma a tutti gli esseri umani. Si comprende meglio cosa Matisse intendesse, quando spiegava che quella che cercava di raggiungere nel suo lavoro era una condizione mentale che definiva di preghiera. Uno stato di concentrazione, silenzio, attenzione, pace, sospensione. Uno stato di meraviglia, cioè di contatto con il profondo di sé e delle cose capace di renderlo al massimo grado partecipe, grato e sensibile alla vita. La meraviglia non è l'emozione fine a se stessa a cui alludono spesso i nomi dei parchi dei divertimenti: una sequenza senza fine di sorprese, forti emozioni e colpi di scena fondati sulla stranezza, l'incredibile, la bizzarria. La meraviglia è uno stato d'animo che nasce dal profondo e ha la straordinaria funzione di metterci in relazione con le cose, noi stessi, gli altri. La meraviglia è la chiave di volta dell'attenzione, del pensiero, della comprensione. Va coltivata e nutrita ogni giorno con intelligenza, pazienza, fiducia. La meraviglia, insomma, non è quella caratteristica leziosa e graziosa che gli adulti attribuiscono all'età infantile, espressione di un'ingenuità e innocente ignoranza, presto e auspicabilmente sostituita dal 'realismo', inteso come capacità adulta di pensare le cose “come sono”. La meraviglia dei bambini è una attitudine della loro serietà, della loro pervicace necessità di comprendere e di amare, di conoscere e di entrare con intensità in relazione con se stessi e ciò che hanno intorno. E questo perché la meraviglia, per tutti, non solo per i bambini, rimane uno fra gli strumenti di crescita e sviluppo fra i più importanti. Privarne gli esseri umani è una perdita, una sciagura irreparabile.

Per la sezione Meraviglie, ho coinvolto Marina Marcolin, chiedendole di interpretare due poesie di Wisława Szymborska: La fiera dei Miracoli e Disattenzione.
Ecco le sue incisioni nate nella stamperia Busato di Vicenza.

Marina Marcolin, Danza, incisione, 2014.


Marina Marcolin, Pioggia, incisione, 2014.
La Fiera dei miracoli

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso nell’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,

e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.




 

Marina Marcolin, Stelle, incisione, 2014.
Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si levano in volo.
Un miracolo, e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei
dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile




Durante l’inaugurazione, Marina era accanto alle sue incisioni e alle illustrazioni, esposte in mostra, per il libro Poesia della notte, del giorno e di ogni cosa intorno. Dedicava libri ai visitatori. A sinistra del frontespizio, uno degli straordinari doni che ha creato sul momento con matite e sfumini.


Il regalo della gigantessa, l' edizione itaIiana.
All’inaugurazione ha partecipato anche Guia Risari che ha letto al pubblico Il regalo della gigantessa (e ha poi composto una poesia collettiva estemporanea cogliendo parole dai visitatori).

Di questo libro siamo molto fieri di avere realizzato l’edizione italiana. Ringrazio per questo l’editore Crispino di Girolamo, BUK BUK, che ha creduto in questo progetto, e Arianna Squilloni, editrice A buen Paso, che sin da subito ha collaborato alla costruzione di questo importante risultato.

Ringrazio anche AZ Grafiche che ha poi compiuto il miracolo materiale: la stampa e rilegatura del libro in tempo record e con ineccepibile qualità.

I custodi del creato siamo noi è la sezione video dedicata a due capolavori dell’animazione creati da Frédérick Back, dedicati al rapporto uomo-natura. Uno di questi è Tout rien (1978), che vi propongo qui.



Jean Giono offre la conclusione ideale a questo giro "virtuale" della mostra, che ha lo scopo di segnalare cosa vi si può incontrare. L'animazione di Frédérick Back per  L’uomo che piantava gli alberi, ovvero la storia dell’“atleta di Dio” ci fa comprendere “come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione.” Come scrive Franco Tassi nella prefazione al libro edito da Salani: “Dietro a questa insolita storia positiva, persino ingenua, si cela invece un messaggio profondo. Capace di propagarsi nell’animo e nella cultura umana come le radici, i rami, le foglie e i frutti dell’albero sul terreno circostante. È un messaggio di riconciliazione dell’uomo con madre natura, è un messaggio di rinascita della foresta e della vita là dov’erano state incoscientemente annientate.”
I custodi del creato siamo noi: è proprio così, dunque. Grazie, perciò, a tutti coloro che adoperano la propria creatività per ricordarcelo nei modi più inattesi, per aiutarci a gioire dei doni che la gigantessa, misteriosamente, ci fa di continuo. Prendiamoci il tempo di accorgercene e siamone custodi.

Tavola di Frédéric Back per L'uomo che piantava gli alberi.

venerdì 22 maggio 2015

Lo sviluppo naturale delle forme

Fra i candidati italiani alla Biennale di Illustrazione di Bratislava (BIB), che si terrà dall’5 settembre al 25 ottobre 2015, IBBY Italia ha segnalato Antonio Marinoni per il libro Case stregate (testo di Massimo Scotti) e Simone Rea per L'uomo dei palloncini (testo di Giovanna Zoboli).
Naturalmente è una notizia molto bella, un riconoscimento al lavoro di due illustratori che in questi anni hanno lavorato in modo esemplare, con coerenza e rigore professionale, a tutti i progetti in cui sono e sono stati coinvolti, non solo quelli che hanno realizzato con noi, ovviamente.

Nell'autunno del 2011, alla Triennale di Milano, ricordo che a una mostra dedicata al designer Odoardo Fioravanti, nella presentazione al suo lavoro avevo letto una riflessione di Richard Sapper relativa all'eccesso di produzione di oggetti di design, dominati da una falsa idea di novità e originalità, i cui tempi sono quelli dettati dalla produzione industriale, che sopravanzano quelli della creazione, della comprensione e della funzione. E si concludeva con queste parole: “Sono personalmente un po' preoccupato per questo fenomeno che considero un pericolo per lo sviluppo naturale delle forme, molto più lento, molto più lungo, molto più profondo…”.

Quattro dettagli del minuzioso lavoro di Antonio Marinoni per Case stregate.

Impossibile non allargare il raggio di questo pensiero ad altri ambiti professionali, fra i quali sicuramente c'è quello dell'illustrazione. Da questo punto di vista, a nostro avviso, il lavoro di Antonio e Simone sono emblematici. I libri per cui oggi sono stati selezionati, entrambi, hanno avuto tempi lunghi di progettazione, sviluppo e realizzazione. Tempi che potrebbero apparire eccessivi, ma che sono stati quelli necessari a che i libri arrivassero a quella forma definitiva. Il tempo è una componente decisiva per il lavoro progettuale e creativo, e va rispettato, perché come nota Sapper, le idee e le forme hanno tempi di sviluppo lunghi e profondi. L'illustrazione è un linguaggio, una tecnica narrativa, complessa, articolata. Ogni nuovo progetto editoriale a cui si applica ha tempi propri che vanno rispettati e che sono organici alla produzione di un risultato convincente.



Il lavoro di Antonio Marinoni per Case stregate, che passa in rassegna, attraverso la storia dei luoghi e delle case infestati da fantasmi, la storia dell'architettura e dei suoi stili, dall'antichità ai giorni nostri, ha richiesto un lavoro di documentazione lungo, impegnativo e approfondito. La quantità di riferimenti presenti nel testo di Massimo Scotti, studioso di letteratura comparata, ricchissimo di atmosfere e suggestioni storiche, artistiche e letterarie, ha trovato nelle illustrazioni di Antonio Marinoni un racconto visivo in grado di amplificarne la forza, la bellezza e la qualità.

Dallo sketckbook di Simone Rea, lavori preparatori per L'uomo dei Palloncini


Ne L'uomo dei palloncini, Simone Rea dovendo affrontare un testo completamente diverso da quello del libro precedente, le Favole di Esopo, si è trovato a di fronte alla necessità di cambiare completamente registro e tonalità narrativa. La ricerca di uno stile e di una tecnica nuovi, il distacco radicale dalla strada intrapresa con grande successo nel libro precedente, il lavoro sulla caratterizzazione delle figure umane, in particolare dei bambini, per un testo oggettivamente difficile da illustrare, perché astratto, lento, sintetico, ha richiesto un lavoro intenso e rigoroso di codificazione linguistica.



A volte l'editore scalpita, nell'attesa di un libro. Anche a noi capita, quando i tempi si allungano (e a Simone abbiamo dato il tormento); cerchiamo però, sempre, di evitare di forzare lo sviluppo naturale, organico, necessario che connota ogni progetto, mai stabilendo astrattamente tempi di consegna e termini che il più delle volte non rispettano la complessità dei compiti e la difficoltà oggettiva degli obiettivi che si affidano agli autori.
Se questa idea la abbiamo sempre avuta chiara, la vicinanza con il lavoro di chi illustra e scrive per noi, ci ha fornito continuamente testimonianze della sua importanza e verità, sulla base dei risultati, davvero emozionanti, raggiunti.



Per questo, oggi, la selezione alla Biennale di Bratislava di Simone e Antonio ci fa particolarmente felici, al di là dell'orgoglio personale, perché sembra indicare un'idea di libro, di progetto editoriale, di rispetto per il lavoro autoriale che, oggi più che mai, in un panorama editoriale che si dibatte fra modelli imprenditoriali desueti, improntati alla logica cieca del presidio degli scaffali delle librerie, afferma la necessità di cambiare insieme ai libri, il modo di farli.