martedì 21 ottobre 2014

I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine

Per la terza puntata di I Martedì della Emme, Maria Lunelli ci fa scoprire che non necessariamente l'innovazione passa per la novità. Questa Biancaneve e i sette nani, pubblicato da Rosellina Archinto nel 1974 quando già era stato nominato Caldecott Honor Book negli Stati Uniti, è un libro esemplare di quel movimento culturale che ha portato, fra gli anni Sessanta e Settanta, alla riscoperta e alla rilettura della fiaba e del folklore. In questo filone di ricerca e approfondimento, la Emme Edizioni si è inserita ospitando lavori di autori e illustratori celebri, da Italo Calvino a Lele Luzzati, e pubblicato saggi ancora oggi di grande attualità, nella collana Punto Emme. 

[di Maria Lunelli]*

Spesso nello svolgimento del mio lavoro utilizzo l'espressione "colpo di fulmine" per definire quell'istante magico che intercorre quando un lettore incontra un libro e ne rimane incantato, affascinato, quasi innamorato.
Qualcosa di quel libro risuona nel lettore in maniera particolare, spesso non riusce nemmeno a definire di cosa si tratti, sente soltanto l'urgenza di sapere di più e cerca un contatto ravvicinato con il libro in questione. Noi bibliotecari e bibliotecarie siamo lettori privilegiati: conosciamo i libri, li sfogliamo, li leggiamo. Entriamo a passo leggero dentro ogni pagina con l'intenzione di percorrere tutta la storia attraverso le parole e le illustrazioni.  Siamo grati, sempre, a chi ci mostra un libro mai visto, non necessariamente nuovo, fresco di stampa.

Questa versione di Biancaneve e i sette nani, pubblicata in Italia nel 1974, giunge ai miei occhi, per la prima volta, solo una decina di anni fa, ad un corso di aggiornamento per bibliotecari condotto da Angela Dal Gobbo, uno dei maggiori esperti in Italia di albi illustrati per l'infanzia.
Ed è subito colpo di fulmine. Durante il corso ho potuto vedere solo alcune illustrazioni che mi hanno incuriosito. Quella di Biancaneve che fugge nel bosco mi ha particolarmente affascinato. Le tavole a doppia pagina mostrano tutta la paura della bambina che va da destra verso sinistra, sconvolgendo e ribaltando la consueta modalità di lettura occidentale da sinistra verso destra.


Con attenzione ogni volta che riguardo il libro cerco gli animali che vi sono tracciati. Ogni volta, probabilmente come Biancaneve, confondo un sasso con un animale. Percepisco lo smarriento della bambina che, spaventata, sa di non poter tornare indietro e quindi deve trovare al più presto un rifugio sicuro. Il bosco è minaccioso e pullula di animali feroci. Davanti a sè l'ignoto indefinito, reso magistralmente dall'illustratrice con un gioco di luci che offuscano e accecano.



Finalmente Biancaneve è al sicuro nella casetta dei sette nani, che non sono gnomi come spesso li si vede raffigurati. Sono proprio nani. Nella casetta ogni dettaglio è curato, veritiero e credibile. Si nota che i nani dovevano avere un tenore di vita agiato: ci sono le stoviglie, uno strumento a corda, libri. In mezzo al tavolo spicca un vaso con dei gigli di campo, segno inconfondibile della presenza in casa di una donna.

Il libro riporta una traduzione abbastanza fedele della storia di Biancaneve, raccolta dai fratelli Grimm. Infatti sono riportati tutti i tentativi di uccidere Biancaneve perpetrati dalla matrigna. Compaiono i nastri multicolori nelle illustrazioni e il pettine avvelenato nel testo.



Nancy Ekholm Burkert racconta attraverso le illustrazioni ciò che le parole non dicono. Si nota in questa mappa il regno di Biancaneve in alto a destra, ma se lo sguardo si fa attento ecco comparire: arcieri, mietitori e cavalieri dei regni confinanti, fino ad incontrare i nani che stanno scendendo dalla montagna. Le figure hanno lo stesso colore dello sfondo. Un tortuoso sentiero bianco conduce dal castello di Biancaneve alla casetta dei sette nani.



La matrigna non si vede mai in volto. La sua tanto decantata bellezza non è mai mostrata. Questa è una scelta assolutamente originale e di grande efficacia. Non importa al lettore sapere quanto sia bella, di lei possiamo conoscere, e ci rimane, solo la cattiveria. In questa illustrazione se ne percepisce la forza mentre invoca il maleficio.
Il libro di incantesimi, i funghi velenosi, i tarocchi, gli alambicchi, la luna piena, i pipistrelli, le falene, i ragni, le piante velenose, evocano il male e la magia nera.

La storia si conclude con le nozze di Biancaneve e il principe. Al matrimonio viene invitata la matrigna e per lei sono state preparate due pantofole di ferro infuocate che deve indossare finchè cade a terra morta.



Anche stavolta l'illustrazione suscita le emozioni del lettore. Nella doppia pagina convivono morte e vita, buio e luce, paura e gioia: a sinistra un antro buio, le ciabatte di ferro, il cane impaurito con la coda fra le gambe e in alto l'effige della giustizia; a destra Biancaneve che dà le spalle alla sofferenza e, circondata da coloro che la amano, è pronta per una vita di gioia e serenità.

Quando sfoglio questo libro mi rammarico di non possederlo. Girando nei mercatini di libri spero sempre che ne spunti una copia. Nel frattempo, di tanto in tanto, lo richiedo ad altre biblioteche e quando arriva mi perdo fra le pagine e ogni volta scopro dettagli e rimandi che arricchiscono e completano la storia.
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Nancy Ekholm Burkert è un'artista e un'illustratrice americana nata nel 1933 a Sterling, in Colorado. Nel 1945 si sposta con la sua famiglia in Wisconsin. Sposa Robert Burkert, un professore di Arte all'università di Wisconsin-Milwaukee da cui ha due figli: Claire e Rand. Ed è proprio a Claire che Nancy Ekholm Burkert dedica la sua Biancaneve e i sette nani. Su questo suoi libro sarà interessante leggere la recensione del NYT pubblicata all'epoca dell'uscita.

*.    Maria Lunelli è bibliotecaria a Pergine Valsugana (TN) dal 1991, e dal 1993 si occupa principalmente della Sezione Ragazzi della biblioteca. Referente locale di Nati per Leggere, fa parte della redazione che si occupa di diffondere il Programma su riviste e Facebook; partecipa ai gruppi di lavoro nazionale e provinciale per la selezione dei migliori libri per bambini della fascia d'età 0-6 anni. Si occupa di promozione della lettura, conduce incontri informativi per genitori, svolge attività di formazione per insegnanti, educatori e adulti interessati a conoscere la letteratura per l'infanzia.  


Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, lo trovate  qui.


lunedì 20 ottobre 2014

Piccole, inattese folgorazioni

Oggi tocca alla nostra penultima novità: Bestie, sufi, sultani, ovvero sedici storie di Jalâl âlDîn Rûmî, tratte dal corpo del più importante poema mistico della cultura orientale, del XIII secolo, il Mathnawì, 50.000 versi in cui fiabe, novelle e parabole si alternano a scritti sapienziali e saggi consigli. 


L'idea di questo libro è nata nel 2011, quando Paolo Canton era in giuria a Bologna per la Mostra degli illustratori. Paolo ricorda che
, entrando nella grande sala dove li aspettavano qualcosa come 14000 tavole originali, le prime illustrazioni che lui e Sophie van der Linden notarono furono quelle dell'illustratrice iraniana Nooshin Safakhoo. 
Perché? Perché erano meravigliose. Così, dopo la Fiera, ci mettemmo in contatto con Nooshin che ci spiegò come quei lavori fossero ispirati ad alcune storie contenute nel Mathnawì. Pensammo subito che questa fosse un'occasione imperdibile per far conoscere nel nostro Paese sia quei testi così importanti nella storia della letteratura, della spiritualità e della poesia, sia il lavoro di una illustratrice quasi sconosciuta ma dall'immaginario e dal talento irresistibili. Nooshin accettò la nostra proposta di sviluppare quell'abbozzo di progetto per farne un libro, e, a partire da quelle prime sei tavole realizzate, ci si mise subito a lavorare. 


Molto complesso è stato il lavoro sui testi per l'adattamento alla lingua italiana. Risalire dalle illustrazioni alle parti del poema scelte da Nooshin (nell'edizione italiana raccolto in cinque volumi), e lavorare a questi testi per proporli a un pubblico di ragazzi non è stata una passeggiata. Ci ha supportato validamente in questa impresa Anna Villani, redattrice anomala e dai molteplici interessi: poetessa, redattrice, lettrice, alpinista, schiva sì, ma dall'inesauribile curiosità.
Quando le abbiamo proposto il lavoro su queste storie, senza nasconderle le difficoltà che avrebbe incontrato, ha accolto l'idea con entusiasmo e con il sangue freddo di un rocciatore. E infatti, con  accuratezza e pazienza certosina, ha portato egregiamente a termine il compito.
In questo post sarà proprio lei a raccontare come sia andata questa esperienza.



[di Anna Villani]

Mi pare che tutto abbia avuto inizio così.
Era un grigio mattino di fine novembre, quando Paolo mi invitò per un caffè e mi chiese se mi sarebbe piaciuto occuparmi dei testi di un libro del quale esistevano già delle meravigliose illustrazioni. I Topi e io ci conoscevano da poco, da un corso di albi illustrati e da qualche deliziosa cena o aperitivo culturale, nutrimento di corpo e spirito; da poco mi si era aperto un mondo nuovo, fatto di persone interessanti e di lavori bellissimi, e di tutto il grande impegno (dedizione, pazienza e conoscenza) che ci sta dietro per realizzarli.


I Topi, nel loro intuito topesco, sapevano quanto questo lavoro avrebbe potuto essere di soddisfazione per me, e così, dopo qualche giorno da quel caffè, io, commessa Alpstation col pallino della scrittura, mi sono trovata con in mano i sei volumi del Mathnawì di Jalâl âlDîn Rûmî, editi in italiano da Bompiani. Assieme al testo originale, tradotto dal persiano da Gabriele Mandel Khàn e di Nùr-Carla Cerati-Mandel, avevo con me le illustrazioni di Nooshin Safakhoo e un testo di riassunti in inglese dell'opera, nonché alcuni utilissimi indici delle storie in pdf, per iniziare a orientarmi all’interno dei volumi.
L’impatto con la scrittura di Rûmî è stato tutt’altro che facile: i racconti sono quasi sempre frammentati da digressioni e parabole che fanno perdere, agli occhi di una lettrice inesperta, il filo conduttore della storia. Dai primi racconti uscivano morali molto dure, a volte di difficile comprensione, e molto lontane da una cultura occidentale moderna e laica, in cui spesso la fede si annacqua in vaga adesione, svuotata di senso.


Per andare avanti con il lavoro e intuire il grado di insegnamento mistico del libro, dovevo entrare più in sintonia con Rûmî: sapere chi era stato e in che contesto aveva vissuto. Sapere ad esempio che Rûmî, oltre che un grande poeta, è stato il fondatore della confraternita dei Dervisci rotanti, oggi identificati con gli esecutori della celebre danza, ma in origine asceti mendicanti in cerca del passaggio dal mondo materiale a quello celestiale. Queste informazioni mi sono state utili per ritrovare nel testo quelle caratteristiche che contraddistinguono la ricerca mistica sufi: l'amore di Dio, il distacco dalle passioni mondane, dai beni e dalle lusinghe del mondo, il rispetto e l’interesse per tutti gli esseri umani e la natura, visti come base di partenza per una crescita spirituale, al di là di religioni e ideologie.


In questo modo, sono riuscita a cogliere meglio il senso profondo del messaggio dei vari racconti, accontentandomi di non dover per forza trovare – perché viene sempre un po’ spontaneo cercarli – termini di paragone con la letteratura occidentale: né i miti greci né le favole di Esopo né il Vangelo né la Divina Commedia. Perché il Mathnawì resta proprio un mondo a sé.
Alcuni racconti in particolare sono state delle piccole e inattese folgorazioni: inattese perché nella mia testa la storia si poteva concludere diversamente in modo molto più 'logico' e consequenziale; ma la mistica pare abbia ben poco di logico e consequenziale…
Altri sono semplicemente impeccabili – penso a quello de I tre pesci; su altri ancora resto a oggi con il dubbio di averli capiti io stessa, o forse un poco rammaricata per averli riscritti proprio così. Ma credo che in parte questo sia inevitabile perché un testo sapienziale è enigmatico per sua natura.


Adesso è facile parlare con il senno del poi e rivedere le proprie scelte sotto un’altra luce; è facile dire dopo quello che si sarebbe potuto fare prima. Ora che un po’ di tempo è passato da questo lavoro, mi chiedo con quale piccola incoscienza o più semplicemente immodestia, mi sono messa a leggere e a riscrivere un testo così complesso, senza farmi troppe domande, senza preoccuparmi della mia ignoranza in materia di sufismo e mistica, solamente lasciando condurre il pensiero da entusiasmo, buon senso, soggezione e intuito, e, alla fine, da una grande simpatia per i suoi personaggi…


Va aggiunto, a concludere, che questo libro non sarebbe stato altrettanto bello ed equilibrato se non ci fosse stato il contributo di Anna Martinucci, che ha rielaborato e dato equilibrio a un progetto grafico nato in case editrice. E poi, chi altri avrebbe potuto inventarsi dei risguardi così poetici?

venerdì 17 ottobre 2014

Illustratori appostati nell'ombra

Noi ce li immaginiamo, quelli di La Trama Autoproduzioni, appostati dietro gli alberi virtuali del web, nascosti negli angoli bui della rete 2.0, in agguato fra i cespugli dell'Internet delle cose a scrutare, sondare,  valutare. Osservano gli illustratori che passano, li soppesano, registrano i loro movimenti, le oscillazioni del loro stile, i cambiamenti d'umore. Poi decidono chi gli interessa e cominciano a lavorare in profondità. Come editori, come stalker benefici e bonari. Da tutto questo lavorìo nasce questo post, grazie al quale possiamo scoprire quali sono gli illustratori che reputano più promettenti e perché. 


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Alessandro Palmacci = Mathilde Van Gheluwe

Mathilde Vangheluwe per noi ha un nome impronunciabile, ma vive e lavora a Gent dove questo problema non ce l'ha. A guardarla sembra uscita da un dipinto fiammingo del quindicesimo secolo ma nasconde un’anima punk dietro le sembianze di bad girl dal cuore tenero. Si è diplomata in illustrazione nel 2013 presso la St. Luc di Bruxelles ed è cofondatrice insieme a Valentine Gallardo e Jana Vasiljevi del collettivo Tieten met Haar (confidenzialmente risoprannominate le “tette pelose”) con il quale pubblicano fanzine indipendenti e organizzano mostre, karaoke e live performances.




Nonostante il  segno  nervoso e inquieto, sintomo di una continua sperimentazione grafica, Mathilde è riuscita a creare un immaginario immediatamente riconoscibile all’interno del quale spazia tra fumetto e illustrazione. Il suo universo privato riesce a mescolare ricordi d’infanzia e mondi di fantascienza che si fondono senza soluzione di continuità. Le sue tavole colpiscono per  un’esplosione di geometrie, colori, riferimenti pop e incastri tra elementi naturali, personaggi e balloon che possono disorientare ad un primo sguardo.





Anche quando inventa mondi immaginari, il dato personale e introspettivo è sempre molto forte. La prepotenza del segno, che rende l’immediatezza delle emozioni dei suoi personaggi, come della natura in cui si muovono, trova un perfetto bilanciamento tra la spigolosità del linguaggio e la morbidezza delle forme. Il tratto è capace di passare dal drammatico all’esilarante, dal serioso allo scanzonato e le sue caratterizzazioni sfiorano la caricatura senza diventare banali macchiette.





Sul suo blog potete rimanere al corrente delle sue spericolate avventure!

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Alice Milani = Mikaël Ross

Mikaël Ross  è un disegnatore tedesco. Nato a Monaco nell'84, vive e lavora a Berlino. Grazie ad una borsa Erasmus a Bruxelles ha allacciato rapporti con il mondo francofono, è così che nel 2013 ha pubblicato per le edizioni Sarbacane “Les pieds dans le béton” scritto da Nicolas Wouters.




Ciò che salta agli occhi nelle sue tavole è il tratto libero e guizzante. Le sue figure sono flessuose ed espressive, i corpi si incurvano come schiene di gatti, mai rigidi, mai pesanti. I suoi colori sono blu luminosi, rossi trasparenti e neri che sa bilanciare con grande maestria.




Con la delicatezza dell'acquerello Mikaël riesce a restituire atmosfere notturne, concerti e metropolitane in cui si muovono personaggi che fanno parte del mondo anarcopunk. Sui marciapiedi di grandi città li vediamo bere birre e intavolare grandi discussioni sul senso della vita, la giustizia e la libertà, oppure farsi pestare dalla polizia.




Ma anche quando i soggetti si fanno gravi, il segno rimane energico e divertito, sempre pieno di vita, così da poter raccontare con leggerezza storie che non si possono definire spensierate.

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Francesca Lanzarini = Ines Santos Machado

Inês Santos Machado è una giovane illustratrice portoghese, che frequenta il corso di Pittura all'Accademia di Belle Arti di Lisbona. Da subito risulta palese l'abilità con cui Inês si destreggia tra le tecniche, incisorie e non.




Per realizzare le sue opere usa grafite, tempera ma anche litografia e maniera nera, le scene sono contrastate con poco utilizzo di mezzi toni, i soggetti congelati e proprio come in fotografie sovraesposte l’eccessiva luminosità dei visi rende irriconoscibile i dettagli.
Attimi privati o feste popolari che la Machado carica di tensione emotiva.




La mia scelta è ricaduta su di lei per la sua mano decisa e sciolta, per i pochi segni ma essenziali che costituiscono le figure, il giusto bilanciamento di luce e ombra e per aver portato in questi disegni la freschezza, la semplicità e lo stupore tipici dei bambini.



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Silvia Rocchi = Marion Sellenet

Marion Sellenet è un'artista francese ma vive e lavora a Bruxelles. Un'abile disegnatrice ma anche una grande amante della sperimentazione tecnica e formale per questo quando si guardano i suoi lavori si ha subito l'impressione che sia la sua sensibilità estetica a prevalere su tutto.




L'incanto che traspare dalle sue immagini è grande, e sembra apparentemente ottenuto con pochi elementi. In realtà in questo tipo di lavoro si percepisce che lo studio preliminare è tutto, e che i vuoti nelle sue illustrazioni sono importanti tanto quanto gli spazi riempiti. Assumono la stessa valenza dei silenzi che si creano tra le persone che si conoscono bene.




Marion fa uso di tante tecniche diverse, anche se predilige il collage, si muove fra i vari mercatini delle pulci in cerca di ispirazione, primo tra tutti il “suo” Jeux de balle a Bruxelles dove compie una vera e propria ricerca di vecchi spartiti, giornali, album di famiglie sconosciute, cartoline e documenti antichi.
Quello che colpisce è che grazie a questa libertà formale si riconosca subito il suo universo, dal modo di bilanciare l'immagine, ai colori che spesso si rincorrono, turchese, ocra, rosso, o verde bosco, che siano propri di stoffe, ritagli di giornali o ancora ottenuti con pennellate di guaches poco diluite.




Guardando i suoi lavori tutti d'un fiato si è come trasportati in un limbo confidenziale e silenzioso dove lo sguardo si ferma a riflettere e ammirare la sua sensibilità e maestria. Qui potete visitare il suo blog.
Tra gli artisti che influenzano il suo lavoro cita come illustratrici dalla grande libertà espressiva Chloé Poizat, Michelle Thompson e Marion Brosse, e ancora Rauschenberg e Cy Twombly.

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Viola Niccolai = Jake Hollings

Jake Hollings è di York e ha studiato illustrazione alla Huddersfield University, in Inghilterra.
Colpiscono, nei suoi lavori, due aspetti principali: la freschezza stilistica e le scelte della rappresentazione, che affronta tramite tutta una serie di tecniche diverse.
Hollings passa dalla pittura alla colorazione a pennarelli con grande libertà, toccando argomenti diversi, da scene affollate di personaggi surreali a oggetti colti in un’estrema sintesi di colore e tratto. Nelle sue illustrazioni i soggetti sono inseriti in una precisa linea del tempo, dagli anni Novanta a oggi. Ne è un esempio la schermata di Youtube che incornicia le copertine dei dischi in ascolto introducendo una nuova chiave di lettura, che non sia la mera raffigurazione dell’oggetto, ma piuttosto un mezzo che dà inizio ad una doppia narrazione, un racconto nel racconto.



Reinterpretando sinteticamente copertine di dischi che sono ormai grandi classici (Sonic Youth, Pixies…), la leggibilità di questi oggetti non è tanto legata alla verosimiglianza della rappresentazione, ma attinge piuttosto all’idea, al concetto, che quelle copertine sono ormai diventate, alla fama di immagini presenti in ogni negozio e rivista di musica, e per questo riconoscibili.
Stesso meccanismo con cui Jake induce l’osservatore a ritrovare, pur nella costante velocità dal gesto pittorico, gli sfondi dei videogames con la loro tipica stilizzazione di partite di calcio, incontri di box e gare di macchine da corsa. Icone precise, le sue “Cool cars”, le musicassette o i mac, tipiche di un mondo propriamente nerd che il segno di Hollings  modula con profonda ironia.




Nel portfolio, su cargocollective e behance, compaiono inoltre lavori in monotipia, collage, efficaci schizzi a china e divertissements in didò.
Il suo immaginario prende in prestito elementi della grafica di computers e videogames, serialità che strizzano l’occhio alla Pop Art (non a caso disegna l’Heinz Tomato Ketchup in bustine) e colori brillanti e acidi di un mondo parallelo e finto dove il paradosso sta proprio nel segno, mai scontato o estetizzante.




mercoledì 15 ottobre 2014

Ce ne fossero più spesso di giornate così

[di Elena Sartori]

Liliana ha manine piccole da duenne, una maglietta a righe colorate ed una scheda arancio tra le mani, pronta per essere scarabocchiata. Visita il Museo ad altezza “braccia di mamma” e davanti al crocifisso del Guariento, artista del 1300, non esita proprio: i personaggi, lei, lo sa benissimo dove vanno! Con un ditino li indica uno per uno, e la mamma li mette tutti al loro posto!

Un branco di cavallini di Didò (ma solo le teste eh?), riproduzione del lavoro canoviano destinato al Monumento per Ferdinando IV di Borbone, scende lo scalone della pinacoteca e si apposta sul fondo nero del set fotografico, pronto ad essere immortalato per la “Galleria degli artisti” di questa Giornata.





Arianna, dal canto suo, è perfettamente sicura che lo sfortunato bambino de Lo spino, dipinto da Antonio Bianchi, si sia avventato con troppa baldanza a piedi scalzi su quel cespuglio spinoso, infingardo e nascosto! E ce lo testimonia così.



564  paia di scarpe, piccole e grandi, hanno percorso domenica 12 ottobre il Filo di Arianna, tema 2014 della Giornata nazionale delle famiglie in Museo, che per il secondo anno viene proposta nel mese di ottobre da un’idea di Kidsarttourism e con il patrocinio del Ministero dei Beni e della Attività Culturali e del Turismo, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e di Icom.



Un filo che idealmente ha collegato tutti i musei d’Italia aderenti all’iniziativa, quasi seicento, e a questi le famiglie. Nel nostro caso, quello dei Musei Civici di Bassano del Grappa (MBA), un lungo filo azzurro dal sagrato della chiesa di San Francesco, lungo il chiostro e su, su per la scalinata e poi attraverso le sale museali e attorno alle opere ha condotto i visitatori a riappropriarsi di un patrimonio che l’evento esigeva fosse osservato dalla prospettiva di un metro e mezzo al massimo!




Per loro erano pronti dei laboratori di disegno e poi una mappa colorata del Museo e il nuovo Kit famiglia, composto da un blocchetto di schede gioco sulle principali opere esposte, una lente in cartoncino per osservare “nel dettaglio” i dipinti (o il vicino!), una porzione di pasta modellabile.



Ci siamo preparati all’apertura delle porte con la danza della haka, come gli All Blacks. Pensavamo di dover placcare decine di piccoli visitatori in corsa sciolta lungo le sale espositive, dover intercettare insidiose punte di matite troppo vicine alle tele, interrompere spontanee lotte di cuscini e invece niente di tutto questo. C’erano occhi spalancati e attenti che si guardavano intorno, al Museo civico di Bassano del Grappa ieri pomeriggio. Gambette incrociate, distese, accavallate, raccolte, piegate ad angolo retto all’indietro…. Ma educate. Bambini acciambellati a terra, a cercare di risolvere l’enigma proposto più velocemente del fratello. Nonne che potevano concedersi un tempo tranquillo e coinvolgente da passare con i proprio nipoti.

C’erano genitori soddisfatti a pavoneggiarsi, in mano la scheda di sala, e spiegare che no, non è vero che tutte le modelle del Canova soffrivano di una fastidiosa ed invadente “foruncolite”, oh no! Quei puntini neri, e come non saperlo, erano i “famosissimi” punti di repère, utilizzati dallo scultore per riportare le misure dal gesso al marmo.
E poi, con la scusa che «Sai, secondo me potresti anche fare così…», rubavano i pezzettini di pasta modellabile (vi abbiamo visti!) dalle mani della progenie. Ma non solo… E c'erano gruppi di visitatori che non andavano più via! E hanno colto l’occasione per visitare anche le sezioni non direttamente coinvolte dalle proposte didattiche pensate per la Giornata. Si sono insinuati tra le ceramiche greche a decorazione geometrica della sezione Chini, hanno messo il naso nella sala in fase di allestimento che conterrà la Storia della Città, e sbirciato dai vetri la rinnovata sala Chilesotti, quella che «ti ricordi, quando si studiava qui dentro, e c’erano le librerie di legno scuro e le luci al neon, e il bibliotecario con i baffi, se facevi la pausa troppo lunga, entrava e ti sequestrava i libri?»

Ho dovuto aspettare un’ora buona per vedere le prime famiglie entrate ridiscendere le scale verso l’uscita. Erano visi contenti. Di visi annoiati, non dico bugie, ne ho visti forse al massimo due o tre. Alcuni sono corsi di nuovo, senza farsi troppo notare, verso la sala didattica per fare il secondo giro di laboratori! Il commento più ricorrente, quel «Ehhh, ce ne fossero più spesso di giornate così…» apriva il cuore, ed alludeva, a parer mio, a tante cose. Alla gratuità dell’evento e all’accoglienza ricevuta, ma anche e soprattutto alla possibilità di passare una parte della propria domenica a fare qualcosa insieme ai propri figli, in un luogo dove insieme ci si può arricchire di mille stimoli e forse anche spunti di ispirazione. Meglio di Gardaland. E costa molto meno. In fondo poi, come diceva Alan Bennett, citato quiVal la pena ripetere che la gente entra in una galleria d'arte per i motivi più svariati; alcuni, è vero, perché amano la pittura, ma per molti guardare i quadri non è la cosa più importante. Entrano perché piove, magari per rimanere un po' al caldo, o perché sono stanchi di stare in piedi; forse sono in anticipo per un appuntamento, oppure sperano di rimorchiare proprio lì…

Beh, magari da ieri qualcuno deciderà di entrare anche per stare un po’ tutti insieme, in famiglia. Un altro, più che valido motivo!

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Elena Sartori ha una laurea in Storia contemporanea, ha lavorato presso la biblioteca di Montebelluna e ora collabora con i Musei civici e la biblioteca di Bassano del Grappa per la realizzazione di percorsi storici e di lettura rivolti a bambini e ragazzi della scuola Primaria e Secondaria di primo grado. Fa parte del Gruppo di volontari Volta la carta, che anima letture in biblioteca a Bassano per bambini dai tre agli otto anni circa, e del gruppo di lettura genitori che leggono, composto da adulti che si confrontano su titoli di narrativa per ragazzi.
A breve, sarà attivato un gruppo di lettura, da lei condotto, per ragazzi delle scuole medie alla biblioteca di Bassano. Si chiamerà Terra di nessuno e verranno discussi testi di narrativa per ragazzi sulla Grande Guerra.

[Le foto che corredano l’articolo sono © Daniele Bonifazi]


martedì 14 ottobre 2014

I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile

Per la seconda puntata di I Martedì della Emme, Ilaria Tagliaferri scrive di Un’avventura invisibile di Juarez Machado, edito da Emme edizioni nel 1975. La ringraziamo per questo contributo che ci sembra particolarmente interessante per come dà conto del modo in cui i bambini si avventurano con piacere, curiosità e libertà attraverso l'esperienza di lettura di un libro senza parole. Rosellina Archinto fu la pioniera in Italia di questa tipologia di libro. Il primo albo senza parole da lei pubblicato fu Il palloncino rosso, di Iela Mari, nel 1967, un libro che ha fatto e continua a fare scuola.

[di Ilaria Tagliaferri*]

A passeggio tra sorprese, misteri e incontri

“Ma dove vanno tutti questi passi?” hanno chiesto i bambini mentre in biblioteca sfogliavamo insieme  di Juarez Machado. Era uno di quei pomeriggi grigi dove per frenare gli sbadigli ci vuole una storia misteriosa, e il rosso acceso della copertina attraversata dalle orme ci aveva incuriositi. Decisi a seguirle, magari accarezzandole con le dita, ci siamo ritrovati a entrare, passo dopo passo, nella giornata di un invisibile protagonista e dei suoi amici, che camminano instancabili tra oggetti e strani incontri. Un libro-passeggiata, poetico e divertente, senza testo, dove le immagini in sequenza scatenano la gioia misteriosa dell’immaginazione.


La prima lettura dell’albo l’abbiamo fatta tutta d’un fiato, curiosi e rannicchiati accanto allo scaffale, perché dita e occhi erano ansiosi di sapere dove si andava a finire con tutto quel camminare. Poi abbiamo allungato braccia e gambe, preso un bel respiro (con relativo svolazzare di pagine) e siamo tornati indietro, sfogliando di nuovo il libro.
Ci è venuta voglia di sapere chi fosse il protagonista: che faccia avrà dopo essersi fatto una doccia? e dopo aver sbocconcellato la colazione non gli sarà mica cresciuta la pancia?


Soffermandoci su ogni immagine abbiamo immaginato viso, voce, pancia e sorriso di un personaggio misterioso e affascinante, che conosce la gentilezza (fa dono di una piantina a una passante), cambia colore dopo essersi lavato (i suoi passi passano dal verde al blu) improvvisa balletti quando sente la musica e (evviva!) sa centrare perfettamente il vetro di una finestra calciando un pallone.



















Le pagine più “calde” e contestate sono state quelle della scelta del cappello. Una bambina, improvvisando un broncio di quelli che passano subito, ha protestato che i passi non dovevano per forza essere maschili: la forma delle tracce è quella di uno stivale, e gli stivali li portano anche le femmine, per non parlare del calcio, gioco nel quale le bambine sanno essere fortissime.


E ancora: perché la vecchietta elegante – per di più con ombrello e stivali!– che riceve la piantina fa quella faccia? Non se l’aspettava? Le sarebbe piaciuto di più un dolcetto? E il trampoliere non è affaticato con quel cartello così grande appeso al collo, che prima o poi gli farà perdere l’equilibrio? Domanda dopo domanda, alla fine, stanchi di camminare, siamo saliti tutti su due ruote, e durante la discesa qualcuno ha fatto anche suonare il potente, per quanto invisibile, campanello della bici.


Juarez Machado, artista brasiliano che oltre a disegnare e a dipingere ha fatto il mimo, lo scenografo, il graphic designer e lo scultore, ha creato – nel 1975– un albo raffinato, emozionante, in equilibrio tra allegria, trampoli, gesti quotidiani e mistero. Un albo che ancora oggi cattura i piccoli accompagnandoli lungo sentiero da percorrere lentamente, mentre spuntano domande, lo sguardo si allarga e prendono vita tante altre micro storie, che pagina dopo pagina, si intrecciano l’una all’altra. E un pomeriggio noioso si è acceso e ha trovato la sua strada: bastava seguire le tracce lasciate dai passi colorati, che ci portano in giro anche senza una meta.

*Ilaria Tagliaferri vive a Firenze, è laureata in Teoria della letteratura e lavora nella biblioteca di Villa Montalvo a Campi Bisenzio, sede del Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi toscane. Collabora con la rivista LiBeR, con La vita scolastica e con Scuola dell’infanzia di Giunti Scuola, per le quali ha tenuto la rubrica Progetto lettura, suggerendo percorsi e attività da fare con i libri. È membro della giuria e coordinatrice scientifica del Premio-Laboratorio Ceppo Ragazzi di Pistoia, che ogni anno propone ai lettori dai 12 ai 14 anni un autore da incontrare e recensire.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, lo trovate qui.

lunedì 13 ottobre 2014

Popo? Il popo!

Per leggere, cliccare sulle immagini.

Lo scorso anno, più o meno in questo periodo, stavamo partendo per New York, insieme a Simona Mulazzani, per ritirare la Silver Medal assegnata dall'Associazione Illustratori di New York alle illustrazioni di Vorrei avere. O meglio di I Wish I Had, perché questo è il titolo dell'edizione americana pubblicata alla fine del 2012 da Eerdmans.



















Quest'anno, stamattina, Simona e Maria Giaramidaro dell'Associazione Oliver che ha progettato questo evento, partono con me per San Francisco dove, mercoledì 15 ottobre, all'Istituto Italiano di Cultura, presenteremo la casa editrice Topipittori e dove ci sarà una mostra delle tavole dei tre libri che Simona e io abbiamo pubblicato negli Stati Uniti, oltre a Vorrei avere, Il grande libro dei pisolini (The Big Book of Slumber, 2013) e Al supermercato degli animali (Animal Supermarket, 2104), sempre editi da Eerdmans. Su questi tre libri, giovedì 16 e venerdì 17 ottobre, faremo letture e laboratori, come ospiti al Festival internazionale di letteratura Litquake, che si tiene nella città in quei giorni, e a La Scuola. Italian International School, bellissima realtà educativa di San Francisco.

 


















Vorrei avere, insieme a Che cos'è un bambino, è il libro di Topipittori che ha avuto più edizioni all'estero, cioè 9. Ma dei 24 albi che ho pubblicato in questi dieci anni, 18 hanno avuto almeno una edizione straniera, parecchi più di una, di solito nelle principali lingue europee, ma anche in thailandese, cinese, polacco, coreano. La cosa interessante è che libri ormai editi dieci anni fa, oggi, acquistati all'estero, riacquistano nuova vita, ne sono un esempio Zoo segreto e Filastrocca ventosa, recentemente editi in Brasile.


Gli Stati Uniti, come è noto, sono un mercato librario molto diverso dall'Italia; non è stato facile passare l'esame come editori: i parametri di letteratura illustrata per l'infanzia qui cambiano sia per i testi sia per le immagini. Perciò, l'idea che l'ingresso di Topipittori sia avvenuto, fra i tanti titoli che abbiamo in catalogo, proprio con tre miei mi ha, da un parte, molto sorpreso e poi, ovviamente, fatto anche piacere.
Ci sono tante cose che mi incuriosiscono di questo viaggio, quello che però mi incuriosisce di più è l'incontro con i bambini americani: come saranno, come leggeranno e ascolteranno? Come accoglieranno Simona, Maria, me e tutti gli animali che riempiono i nostri tre libri?

Giovanna Zoboli, Simona Mulazzani, Vorrei avere, Topipittori 2010.

Una pazzesca iniezione di fiducia per questa gita a San Francisco, me lo ha dato questo breve racconto che qualche giorno fa ho trovato su facebook, a proposito di un bambino e del suo rapporto con Il grande libro dei pisolini. Autrice è Giusy Gallina, mamma e insieme bibliotecaria (e sulla bella biblioteca di Montebelluna, dove Giusy lavora, sul nostro blog abbiamo parlato qui e qui).

Per cui ora cedo la parola a Giusy, ringraziandola ancora per avermi dato il permesso di pubblicare le sue parole sul nostro blog, ma soprattutto perché il suo racconto è pieno di spirito, fa davvero ridere e mette grande allegria.


G. Zoboli, S. Mulazzani, Il grande libro dei pisolini, Topipittori 2013.

Ė proprio amore.
Alberto, 21 mesi e 3 giorni: questo ė il suo libro, per lui il libro del "popo" ovvero "l'ippopotamo". Da circa 9 mesi leggiamo solo quello. Per un periodo l'abbiamo letto appena svegli, appena tornati, prima di dormire oppure 4-5 volte di seguito. Alberto lo indicava nel ripiano e ti invitava a prenderlo; adesso ci arriva da solo, si siede sul divano, te lo passa e con aria soddisfatta, mani in grembo, aspetta che tu lo apra e inizi a leggere. E gli occhietti si illuminano e inizia ad alternare lo sguardo, dal libro alla voce. E poi arriva il popo ed è felicità. Se provi con un altro libro, sì, ti guarda, prova ad ascoltarti, ma poi chiude la nuova proposta e ti dice "popo?".
Io continuo a meravigliarmi, ogni giorno, ma oggi di piú ed ė per questo che scrivo. Stasera sua sorella, quasi 5 anni, inizia per conto suo a recitare una parte del libro, lo sa a memoria, come tutti noi in famiglia: ė normale. In realtá, stava facendo altro, ma è partita con "dormon le pulci con il mandrillo..." e Alberto ha rizzato le antenne, l'ha guardata e, dopo 3 secondi, ha esclamato "il popo!! E lei: "Basta con questo popo, Alberto!!"
Ecco, questo dice tutto, non c'ė niente da fare, va da solo, ha una forza dentro che lo attira.
Stasera sono andata a leggermi l'analisi di Giulia Mirandola nel
Catalogone 7, e ho capito di piú, quel senso di "bene" che trasmette, quella musica di parole e immagini che entra da sola, quegli animali così tranquilli e quel soffice diffuso, una grande armonia, tutto funziona. Ed ė quello che i bambini capiscono davvero. Insomma, leggetelo, compratelo, andate a prenderlo in biblioteca e provate. Grazie Giovanna Zoboli e grazie Topipittori, ancora una volta; noi continuiamo.

G. Zoboli, S. Mulazzani, Il grande libro dei pisolini, Topipittori 2013.

Ovviamente sì, io ho preso questa esilarante descrizione come un meraviglioso Buon viaggio! fatto dal popo in persona e da Alberto, il suo strepitoso creatore, e anche dalla sua sorellina e da Giusy, naturalmente.

E per finire, per amor di completezza, quelle che trovate qui di seguito, sono le quattro pagine del Catalogone  7. Le parole e le immagini del 2014, che Giulia Mirandola ha dedicato a Il grande libro dei pisolini.  Se volete seguire il consiglio di Giusy e leggerle, allora cliccateci sopra!


Per leggere, cliccare sulle immagini.