venerdì 27 febbraio 2015

Racconta la storia di un coniglio

L'editoria italiana scopre la letteratura per ragazzi. Ovvero molti editori italiani non per ragazzi si cimentano in essa, inaugurando collane, proponendo pubblicazioni eccetera. Perché? Una delle spiegazioni, come hanno scritto alcuni fra coloro che hanno osservato il fenomeno, è che l'unico settore dell'editoria che oggi funziona, si fa per dire, meglio degli altri, è quello dei libri per ragazzi, in particolare gli illustrati. La motivazione lascia un po' perplessi. Pensate alla credibilità che sarebbe attribuita a Topipittori il giorno in cui si mettesse a editare saggistica universitaria per la sola ragione che questa è il solo settore trainante dell'editoria.
Di solito, alla base di una buona produzione libraria ci sono competenze, vocazioni, esperienze. Altrimenti il sospetto che ci si improvvisi, è legittimo.


Eppure, curiosamente, l'ingresso di case editrici non per ragazzi nella letteratura per ragazzi viene salutato dalla stampa con entusiasmo degno di migliore causa. La stampa e i media in generale, che sempre si sono disinteressati di libri per ragazzi, ecco che parlano di libri per ragazzi: a spingerli è la fiducia nei confronti di editori di cui fino all'altro ieri hanno recensito i libri non per ragazzi, cioè di editori che conoscono bene e con cui hanno relazioni. Magari questi editori non sanno nulla di letteratura per ragazzi, ma i recensori si fidano di loro: spesso sono editori di qualità quindi qualsiasi cosa facciano, anche se mai prima si sono occupati di libri per ragazzi, sicuramente è buona. E magari sì, lo è. Ma magari no. In ogni caso, il fatto di conoscersi e frequentarsi da tempo non dovrebbe essere sufficiente a stabilire un buon operato: stiamo parlando di libri, stiamo parlando di bambini, di ragazzi. Tutti argomenti seri.


Ci si chiede perché accada questo. La ragione è antica. E risiede in quel pregiudizio a proposito dei libri per i bambini e i ragazzi, che è come l'Idra di Lerna: per quanto tu gli tagli una testa gliene ricrescerà sempre un'altra, anzi peggio, altre sei o sette. E cioè: gli adulti si fidano degli editori seri e degli autori seri. E gli autori e gli editori seri sono quelli che fanno le cose serie, che poi sono i libri per loro, gli adulti. Chi sono, invece, gli editori per ragazzi? O gli autori per ragazzi? Chi li ha mai sentiti? Da dove escono? Come nascono? Non è puerile fare libri per ragazzi? Scriverli? Illustrarli? È chiaro che questa è un'attività di ripiego, pensano gli adulti che nulla sanno di libri e di letteratura per ragazzi: chi non riesce a fare libri “per grandi”, sceglie i libri per ragazzi: cioè la serie B. Un po' come succede nella storia della volpe e l'uva.
Spesso mi viene chiesto: Ma perché non scrivi?
Veramente io scrivo, rispondo.
No, ma io dico proprio scrivere scrivere, replicano.


Con questo intendono “scrivere per grandi”. Costoro non sanno nulla di letteratura per ragazzi, ignorano l'evidenza che fra i più grandi capolavori della storia della letteratura ci sono libri per ragazzi, informazione che potrebbe venare di una sfumatura di dubbio la loro sicumera. Ma no, non gli interessa. Pervicacemente, alimentano la loro idea di letterature di serie A e B: anche se sono lettori forti, anche se sono intellettuali.


Ho anche incontrati scrittori sarcastici e beffardi alla solo idea di avere a che fare con qualcuno che si occupa di libri per ragazzi. Persone che poi, magari, qualche anno dopo averle incontrate, dopo la nascita di un bebè o alla comparsa della prima ruga, hanno scritto un libro per ragazzi (chiunque ne può scrivere, questo è noto: persino Elisabetta Gregoraci e Madonna), e inalberato l'aria di quelli che con la loro opera stanno segnando la svolta ante quem e post quem nella letteratura per ragazzi.


D'altra parte, se questo capita, se questo pregiudizio esiste, una fetta di responsabilità è anche del comparto dell'editoria per ragazzi. O meglio, di quell'editoria per ragazzi che ha pubblicato libri approssimativi e malfatti, dozzinali, mal progettati e pensati, in stretta economia di risorse materiali e intellettuali: prodotti che fanno pensare che per realizzare libri per ragazzi non siano necessarie competenze, esperienze, vocazioni, e questi siano alla portata davvero di chiunque.
Perché - oggi tendiamo a non ricordarlo -, ma anche prodotti popolarissimi potrebbero essere di ottimo livello.


La qualità non è, come tendiamo a pensare,  prerogativa di una élite.  Se questa, oggi, è la nostra convinzione, forse è perché chi avrebbe dovuto occuparsi della qualità di prodotti popolari, ha smesso di pensarci, buttandosi su produzioni a bassissimo costo (il che significa anche, nel corso del tempo, abbassando tutto il livello della filiera professionale del libro: gli incompetenti costano, in genere, meno dei competenti. Questo potrebbe anche spiegare l'impressione che oggi, nelle case editrici, non siano molti quelli che sanno riconoscere un buon prodotto da un altro. Per cui nel momento in cui nasce l'esigenza di alzare il livello di qualità pochi si rivelano in possesso degli strumenti e della competenze per realizzarla. La confusione fra incompetenza e cinismo impedisce di capire qual è il problema di tanta produzione attuale). Basti dire che in Italia ci siamo talmente disabituati a riscontrare la qualità di testi, immagini e design nei libri per bambini e ragazzi che da oltre un decennio i libri “di qualità” sono stati sospettati di essere libri per adulti camuffati da libri per ragazzi. Paradossale.


Ma se questo è stato possibile nel mondo dell'editoria per ragazzi, se si è potuto agire indisturbati in questa direzione, ciò è avvenuto anche in virtù di un ambiente intellettuale, di addetti alla cultura che non hanno sorvegliato, monitorato, mostrato interesse e attenzione, cioè svolto la funzione critica che gli sarebbe dovuta competere, su un intero comparto editoriale. Semplicemente si è partiti dal presupposto che in un comparto di serie B sia un'ovvietà, che la qualità sia, costituzionalmente, sempre bassa. La prova del nove di questa situazione è che i media, le terze pagine dei quotidiani e non solo, si occupano di bambini e ragazzi e di prodotti culturali per bambini e ragazzi, esclusivamente quando questi diventano “casi”, assurgendo a fenomeni globali, come è stato, per esempio, nel caso di Harry Potter, Peppa Pig, Geronimo Stilton, Twilight, Tre metri sopra il cielo e via discorrendo. Fenomeni che i media affrontano sistematicamente eludendo un discorso critico, puntuale e competente, e al suo posto sostituendo la descrizione del fenomeno di costume.


Non sono fatti nuovi, Ursula Nordstrom, editore americano della Harper Children's Books, negli anni Cinquanta si scontrò con lo stesso pregiudizio, quando le fu offerta la direzione della divisione narrativa per adulti della casa editrice: The implication, of course, was that since I had learned to publish books for children with considerable success perhaps I was now ready to move along (or up) to the adult field. I almost pushed the luncheon table into the lap of the pompous gentleman opposite me and then explained kindly that publishing children’s books was what I did, that I couldn’t possibly be interested in books for dead dull finished adults, and thank you very much but I had to get back to my desk to publish some more good books for bad children. (L. S. Marcus, Dear Genius, HarperCollins).
È famosissima una sua battuta amara, sull'idea che gli intellettuali a capo dei comparti reputati “seri” delle case editrici, cioè quelli dedicati alla produzione libraria per adulti, avevano dei libri per i piccoli: «Racconta la storia di un coniglio e falla illustrare a tuo cugino.»


Per rimediare a questo pregiudizio dannoso e pervasivo, è stato fondamentale in questo ultimo decennio, in Italia, il lavoro, svolto da tutti gli editori per ragazzi che hanno lavorato a costruire negli adulti una idea diversa di letteratura e di libri per ragazzi, a formare un pubblico nuovo, informato e aperto. Un lavoro capillare di documentazione, informazione e critica presso librai, bibliotecari, genitori, insegnanti, educatori; un lavoro grande condotto primariamente sui libri, sui prodotti editoriali, riportati a livello di una editoria europea consapevole e competente, proponendo nuove iconografie, autori, grafici, illustratori, temi, storie, immagini, generi, scritture, punti di vista.


Bene, oggi gli editori “seri”, quelli per adulti, con il loro arrivo nel settore rivelano al mondo della cultura italiana che, incredibile, esistono buoni libri per ragazzi, e spiegano a tutti che sì, è possibile fare buoni libri per ragazzi. La ricetta è semplice: basta avere un marchio autorevole, affidabile, conosciuto e mettere al lavoro autori seri, autorevoli e conosciuti: meglio se autori per adulti. Siamo grati di questa lezione, noi che ci occupiamo da tempo di libri per bambini e ragazzi, con serietà, competenza, esperienza e vocazione. Noi editori per ragazzi, che ce ne occupiamo con successo, in tutto il mondo, ma nell'inscalfibile, granitico disinteresse del nostro Paese e dei nostri intellettuali. Noi che ce ne occupiamo non perché questo sia l'unico settore trainante dell'editoria, ma perché questi sono libri fondamentali e meritano tutto l'interesse e l'attenzione possibili. Perché forse va ricordato: da sempre e non da oggi, tempi di crisi, i lettori piccoli sono quelli che domani diventeranno grandi.


[Abbiamo pensato fosse giusto corredare questa riflessione con le immagini delle copertine di alcuni fra i più significativi saggi dedicati alla letteratura per ragazzi, illustrata e non. Ci sembra infatti doveroso sottolineare come sia possibile (e senza troppa difficoltà) per un editore, un autore, un critico, un giornalista, un insegnante, un genitore costruirsi una competenza in tema di libri per bambini, imparare a distinguere il grano dal loglio, manifestare un rispetto profondo per chi più di ogni altro, da secoli, contribuisce alla produzione di lettori: autori, illustratori ed editori di libri per ragazzi.]



[Alcuni parziali approfondimenti sulla letteratura critica e storiografica dedicata al libro per l'infanzia, e all'illustrazione in particolare, sono stati pubblicati in questo blog, sotto la rubrica "Leggere l'illustrazione".]

mercoledì 25 febbraio 2015

Topipittori blog: greatest hits secondo me

[di Lisa Topi]

Tavole di Maria Clara Eimmart
dal post Sposare un geometra e andare sulla luna.
Due settimane fa, durante una riunione di redazione, ci siamo accorti che il blog aveva appena registrato la milionesima visualizzazione. Dopo qualche giorno, all’anonimo(a) visitatore abbiamo dedicato questo post. E ci è venuta l’idea di raccontare, ognuno di noi, la propria relazione con il blog Topipittori.

Incontrai per la prima volta i Topi nel maggio del 2010, grazie a un bellissimo anno in tasca e alla sua autrice. Però, quando li rividi al colloquio, l’estate scorsa, ero piuttosto nervosa: leggendo il blog sapevo tantissime cose di loro.

Che sono esperti bibliofili, per iniziare – questo avrei potuto intuirlo dalla fornitissima libreria che tappezza le pareti della casa editrice, ma tant’è... Eccovi uno, due, tre, quattro, cinque esempi. Che sono atletici, nuotatori e pedalatori folli – infatti, hanno cercato invano di convincermi a usare la bici anche d’inverno! Avventurosi naturalisti, viaggiatori dalle doti artistiche nascoste...

Tutta discesa, Marina Girardi.

Sapevo che i Topi amano molto andare al cinema: ispirata dai loro resoconti ho conosciuto film poi amatissimi, come Alla ricerca di Vivian Maier, e il ricordo estivo da cui muove il post sul film Ida è tra quelli che preferisco. Per amor di pettegolezzo, tra i dettagli biografici spiabili sul blog, sceglierei il tragicomico antefatto del disamore per il disegno, per colpa di una spietata maestra d’asilo. Subito dopo verrebbe questo dal titolo favoloso: Credi fermamente nell’utopia.

Bambini al lavoro nell'orto della Casa del sole, parco Trotter.

Spesso mi sono chiesta come potesse essere per un bambino andare a scuola nelle casette del Parco Trotter di Milano, perché qui si spiega che oltre a essere immersa in uno spazio verde di grande bellezza, questa struttura di inizio novecento è stata terreno di sperimentazione per avanzatissime teorie didattiche e pedagogiche. Ed è sempre grazie ai Topi se ora so molte più cose sulla mia città di adozione, dal riso al salto all’origine del biscione dello stemma visconteo. E qui – un po’ di campanilismo a far da contrappeso alle virtù milanesi dei Topi – a chi fosse sfuggito, ci sono quattro splendidi versi ispirati alla pala di Piero della Francesca che è sì a Milano, ma ebbe origine nella terra del Montefeltro, la mia!

Pala di Brera o Pala Montefeltro, Piero della Francesca.

In effetti, per tornare al punto di partenza, ora che sono dall’altra parte dello schermo, credo che il blog sia uno specchio fedele delle menti e delle mani che quotidianamente lo coltivano, oltre che uno strumento di grave tentazione. Nel mio caso, facendo aumentare a dismisura la cartella dei preferiti alla voce Libri, un po’ come quando inizio un libro di Enrique Vila Matas che mi mette voglia di leggerne altri cento. Non solo. La quantità di contributi esterni al blog è indicativa di cosa significhi il mestiere dell’editore, ovvero incessante attività di ricerca e relazione. A proposito di relazione permettetemi una parentesi per ricordare una telefonata ricevuta nei miei primi giorni di lavoro. Diceva: “Pronto sono Ugo Cornia, c’è Giovanna?” A chi ha avuto la fortuna di ascoltare Cornia dal vivo, sa quanto riconoscibile e incisiva sia la sua inflessione modenese; per me fu un momento di breve, pura allegria che prefigurava incontri futuri. Per darvene un'idea, rubo un’immagine memorabile da Autobiografia della mia infanzia, che posso leggere decine di volte senza mai riuscire a trattenermi dal ridere:


[...] In classe con me c’era Stefano Ghetti, uno che abitava in casa mia, al quarto piano, mentre invece io stavo al secondo [...] e in quell’epoca proprio della nostra prima amicizia giocavamo sempre a leoni per le scale, che era come giocare ai cavalli, solo che invece che correre stavamo di fronte uno all’altro messi a quattro zampe facendo dei ruggiti e poi ci davamo delle specie di sberle in faccia con uno dei due bracci, come si vedeva che facevano i leoni maschi nei documentari, e infatti poi quando avevamo quattordici o quindici anni, ogni tanto uno diceva ti ricordi quando facevamo i leoni?, e ci scappava da ridere, e con Ghetti proprio ci siamo visti tutti i giorni per tanto tempo, fino a quando non ha iniziato ad avere delle fidanzate, che aveva iniziato un po’ prima di noialtri, e lo guardavamo stare tutto il pomeriggio seduto su un muretto a chiacchierare con queste sue fidanzate e non capivamo bene il perché e che cosa ci trovasse, e così via.



I topi sono abili aggregatori di talenti, autori, illustratori, studiosi, appassionati di letteratura. Tantissime sono le facce che passano di qui, lasciando il segno su progetti che possono avere tempi di gestazione molto lunghi, sottoposte all'esame di molteplici, attentissimi sguardi. Questo lato quasi “collettivo” della realizzazione dei libri illustrati è la parte più affascinante del nostro lavoro e consente un grado di affinamento e sperimentazione sempre nuovo. Molte di queste persone hanno scritto per questo blog contribuendo alla sua spiccata polifonia e biodiversità – sì, biodiversità, perché anche qualche membro del regno animale ha contribuito al blog dei topipittori.

Hans, il topo da compagnia opera di Anna Masini.

La Wunderkammer topesca dietro la mia scrivania.
Devo dire, inoltre, che post come questo, questo e questo mi hanno permesso di capire da dove provengono alcuni degli oggetti che fanno da pareti alla mia scrivania, una specie di wunderkammer topesca. Infatti, i Topi non si limitano a riunire talenti, ma anche chincaglierie di ogni foggia e dimensione – prevalentemente a misura di palmo di mano –, spesso uscite dalle mani geniali di amici artigiani. Delle chincaglierie, così come io le intendo, ne parla Dolores Prato in un libro magnifico, ingiustamente dimenticato tra i capolavori della letteratura del secolo scorso.


Leonard e Virginia Woolf.
Per finire, vi segnalo un post che insieme a Giù la piazza non c’è nessuno, appartiene all’ampia categoria che chiamerei le mie affinità elettive coi Topi. Agli albori della Hogarth Press, Virginia e Leonard Woolf stampavano libri con un piccolo torchio artigianale nella loro casa di Bloomsbury, regalando tesori alla storia dell’editoria. Ma, come spiega il post, la fama [della Hogarth Press] deriva soprattutto dalla totale identificazione con i suoi artefici, con le loro idee, il loro gusto e l'influenza che ebbero sulla cultura del tempo. Qualche settimana fa mi hanno regalato dei narcisi e mentre scherzavo con un’amica sul loro significato simbolico, mi disse che a una lectio della facoltà di psicologia scoprì che Freud la prima volta che conobbe la Woolf le regalò dei narcisi. E, che nonostante la Hogath Press pubblicasse le sue opere, lo scetticismo di Virginia Woolf nei confronti della psicoanalisi era tale che non lesse mai Freud, fino al 1938 almeno, posteriormente dunque a La signora Dalloway, Gita al faro e persino a Le onde. Notizia che, per me, ha dell’incredibile. Così Virginia Woolf ritrae Sigmund Freud nel 1939:

Il dottor Freud mi diede un narciso. Era seduto in una grande biblioteca con delle piccole statue sopra un ampio tavolo scrupolosamente ordinato. Noi, come pazienti, sulle sedie. Un uomo molto vecchio, rattrappito e rinsecchito; occhi brillanti da scimmia, movimenti sincopati e spasmodici: scoordinato, ma vigile. Dialogo difficile. Un’intervista. La figlia & Martin ci hanno aiutato. Potenziale immenso, voglio dire un vecchio fuoco ormai vacillante. (Traduzione della redazione).

Sigmund Freud
[La citazione dai diari di Virginia Woolf mi sembra una chiusa perfetta. Ma devo fare una seconda parentesi: Per 50 euro, un post popolarissimo, uno dei primi 5 più letti, per me è tra i più divertenti del blog. Non posso riportarlo tutto perché è lungo, perciò eccovi l'incipitQualche tempo fa, mi sono imbattuta nella più stravagante iniziativa di promozione alla lettura da me mai sentita. Un amico mi ha raccontato di avere offerto 50 euro al figlio ventenne in cambio della lettura di Il giovane Holden. E un piccolo spoilerChe Guerra e pace, che è un capolavoro del genio umano, possa “venire via” a una decina di euro, in qualsiasi libreria, è uno di quei misteri per cui dovremmo ringraziare l'Onnipotente a ogni istante. Perciò grazie Onnipotente e a tutti voi, buona lettura!]

martedì 24 febbraio 2015

I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia


Sabato 28 febbraio, a Carpi, al Castello dei Ragazzi, biblioteca ludoteca che si trova nel meraviglioso Castello dei Pio, nella piazza principale della città, inuagura la mostra Il viaggio incantato. Alla scoperta dei libri di Emme Edizioni, alla base della quale è il percorso espositivo curato da Loredana Farina e Alessandra Mastrangelo, La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra. Il lavoro del Castello dei ragazzi, le mostre, i laboratori e gli incontri organizzati dal suo staff sono contraddistinti da grande spessore e qualità, lo sappiamo per esperienza. Per questo siamo orgogliosi che questa mostra, legata al volume La Casa delle Meraviglie, sia da loro ospitata. E sia stata il punto di partenza per una proposta ricca e articolata che ha l'obiettivo di portare i libri di Emme ai bambini di oggi. Se siete dalle parti di Carpi, perciò, non perdete la mostra, che durerà fino al 3 maggio. Ricordiamo che in occasione dell'inaugurazione ci sarà una grande festa per i bambini.

Gli imperdibili.

[di Cinzia Bonci, Emilia Ficarelli]

La mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi è approdata a Carpi, al Castello dei ragazzi. La biblioteca e la ludoteca che compongono il Castello dei ragazzi da anni lavorano su progetti comuni che intrecciano i temi culturali su cui si fonda il loro lavoro: illustrazione e lettura, da una parte; gioco e creatività, dall’altra. Per questa ragione, la mostra dedicata a Emme Edizioni da subito ha suscitato un interesse particolare.




















Il percorso espositivo, che ripercorre in senso cronologico l’esperienza di questa straordinaria casa editrice, si presta infatti a essere affiancato da elementi ludici e narrativi, in modo da far emergere storie, personaggi, immagini dei libri Emme di Rosellina Archinto, e trasformarli in altrettante occasioni di gioco e lettura per i bambini di oggi.

I tavoli delle storie: Sembra questo, sembra quello di M.E. Agostinelli.

Sono così nati gli allestimenti scenografici, le postazioni gioco e i laboratori che accompagnano la sezione storica della mostra. Si comincia con un’installazione che riproduce una barca su grandi onde, ispirata al libro La barca di Paola Pallottino, pubblicato da Emme nel 1976. La barca accoglie il visitatore e lo invita a iniziare un viaggio incantato alla scoperta dei libri Emme.

I tavoli delle storie: Sembra questo, sembra quello di M.E. Agostinelli.

L’itinerario di questo viaggio a tappe si compone di alcuni spazi ludici: I tavoli delle storie per giocare con le immagini tratte da Sembra questo, sembra quello di Maria Enrica Agostinelli, Il palloncino rosso di Iela Mari, Cappuccetto Rosso di Rita Pagani, una straordinaria versione della fiaba classica composta da variopinte tessere fustellate.

I tavoli delle storie: Il pallonicino rosso di I. Mari.
Accanto ai tavoli, Le sedie narranti, frammenti di storie che invitano alla lettura e poi La galleria dei personaggi per travestirsi e trasformarsi nei protagonisti dei libri più conosciuti.

Il viaggio si conclude con il laboratorio Crea il tuo libro Emme, che ha l’obiettivo di sottolineare il lavoro di ricerca visiva compiuto da Emme Edizioni, ricerca ampiamente testimoniata dai nomi di famosi artisti, designer e grafici che ne compongono il catalogo. Per grandi e bambini il laboratorio sarà un’opportunità per scoprire e rielaborare in modo personale i tanti libri presenti nel percorso espositivo e proposti in grande quantità in versione originale, grazie anche al prestito gentilmente concesso da alcune biblioteche.

La mostra, intitolata per questa edizione a Carpi, Il viaggio incantato. Alla scoperta dei libri di Emme Edizioni, inaugurerà sabato 28 febbraio con una grande festa nel corso della quale i bambini parteciperanno alla narrazione Emme come meraviglia.

Tra le sorprese, le tavole originali de La barca di Paola Pallottino, esposte qui per la prima volta. Nel corso dei due mesi di apertura della mostra, il Castello dei ragazzi alternerà laboratori dedicati ai libri Emme, visite guidate e narrazioni.

L'installazione dedicata a La barca di Paola Pallottino.

Le immagini di questo post, di cui ringraziamo Il Castello dei Ragazzi, si riferiscono alla fase di allestimento della mostra. Sul Castello dei Ragazzi e le sue attività in questo blog abbiamo scritto qui e qui.
Chi è interessato al programma degli eventi che accompagneranno Il viaggio incantato, lo trova qui (oppure cliccate per ingrandire l'ultima immagine).

Programma della mostra.

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, le trovate  qui.
Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria

I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine

I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!
 
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci

lunedì 23 febbraio 2015

Una storia senza nome

“La storia senza nome” mi ha scritto qualche tempo fa Lorenzo Sartori, in risposta alla mia richiesta di informazioni su questa storia senza parole disegnata da Antonella Toffolo, “se non te l'ho già raccontato è stata realizzata nel 1999 per l'antologia Comix2000, una delle imprese più ambiziose dell'Association: una specie di Petit Robert del fumetto, duemila pagine di fumetti muti da tutto il mondo, raccolte per festeggiare l'ingresso nel nuovo millennio dalla casa editrice che nel decennio precedente da Parigi aveva rivoluzionato il fumetto mondiale. Antonella è una dei cinque italiani presenti nel volumone.”
Il che dovrebbe fare pensare.

Ecco solo questo, oggi. Una storia senza nome per ricordare la nostra carissima amica, come facciamo da alcuni anni, in occasione del 21 febbraio, che è stato sabato. Una storia in cui ci sono la luna, i campi, le fisarmoniche, i balli e i baci; ci sono i vecchi, le coppie, la solitudine, gli abbracci, i paesaggi, le aie, le strade, i sogni, l'amore, la terra, la guerra e il caso che scombina le carte. Insomma c'è proprio Antonella, al cento per cento.

Se questa storia vi è piaciuta e vi interessa guardare, o riguardare, alcune delle altre storie a fumetti che lei ha disegnato, questi sono i post in cui abbiamo parlato di lei: 2011, 2012, 2103, 2014.



venerdì 20 febbraio 2015

C'era una volta una bambina

Per una casa editrice come la nostra, lo studio e il lavoro sulla fiaba sono imprescindibili. A questo si deve la nascita, concomitante con quella di Topipittori, della collana Fiabe quasi classiche di cui riporto il sottotitolo: Storie antichissime di bambini avventurosi e ragazzi dal cuore puro, bambine intrepide e ragazze piene di immaginazione, oggetti magici e animali fatati. Racconti del passato illustrati dai talenti più visionari del presente.
Caratteristica della collana è proporre fiabe in versione originale (popolari o d'autore), oppure classici della letteratura o della mitologia, oppure fiabe sconosciute di tradizioni lontane o anche versioni meno frequentate di fiabe celebri. In tutti i casi, i testi, se in lingua straniera, vengono sempre tradotti ex novo, da traduttori-scrittori, senza ricorrere a traduzioni già realizzate. C'è poi il lavoro sull'immagine, realizzato insieme a illustratori selezionati in base alle capacità narrative e di visione. Le caratteristiche che determinano la fisionomia della collana dipendono dalla convinzione che la fiaba sia un elemento fondamentale nella formazione dei bambini, per ricchezza di immaginario, profondità di temi, bellezza delle trame, splendore di lingua e narrazione. Ogni volume della collana è oggetto di grande cura editoriale allo scopo di offrire ogni fiaba al suo massimo (per quanto sta in noi, ovviamente). Perché, come diceva Albert Einstein: Se volete bambini intelligenti, leggete loro le fiabe. Se li volete più intelligenti, leggete loro più fiabe.


Sebbene come editrice mi sia sempre dedicata a questo lavoro, come autrice non ho mai, ma proprio mai pensato di dedicarmi alla riscrittura di fiabe, come invece spesso accade a chi scrive per bambini e ragazzi. Penso, per esempio, a una scrittrice sopraffina come Giusi Quarenghi, che molto si è dedicata a questo lavoro. Un esempio sono i suoi Tre porcellini, con le illustrazioni di Chiara Carrer.
La prima fiaba che abbiamo pubblicata in Fiabe quasi classiche, è stata proprio di Chiara Carrer, La bambina e il lupo, curata da Tiziana Roversi, esperta e collezionista di Cappuccetti rossi, di tutte le epoche, le provenienze e le tradizioni. Cappuccetto Rosso è, in assoluto, la fiaba che ha il più alto numero di versioni e riscritture. Ma a me non era nemmeno mai capitato di pensare di cimentarmi con questa storia.


Per riscrivere una fiaba bisogna avere una motivazione forte, agire in stato di necessità. Le riscritture intraprese a tavolino con l'idea di “modernizzare” i testi, o offrire qualcosa di più comprensibile e “meno cruento” ai bambini di oggi, lontani da quel passato che ha dato alla luce testi spesso paurosi e aspri, mi lasciano perplessa (sulla durezza delle fiabe c'è una pagina sublime della Szymborska, L'importanza di farsi spaventare, di cui abbiamo parlato qui). Per non dire che spesso questi interventi mi sembrano i frutti di malaccorte strategie commerciali, condotte un po' a casaccio. È sufficiente prendere le fiabe di Calvino o di Perrault o dei Grimm o di Andersen per rendersi conto che lavorare sulla lingua e la struttura delle fiabe richiede una perizia e una competenza che non ammettono approssimazioni. Perciò, a meno di sapere come prenderle, meglio lasciarle dove stanno.


Qualche tempo fa, un editore coreano ci ha proposto un Cappuccetto Rosso realizzato da Joanna Concejo, una illustratrice con cui abbiamo lavorato spesso. O meglio il progetto ce lo ha mostrato Luca Notari, di Èdition Notari, che voleva pubblicarlo in lingua francese e cercava un editore che in Europa si associasse all'edizione.
Ci arrivò dunque il pdf con le sole immagini di Joanna, davvero bellissime e non ancora impaginate. Il testo che le accompagnava, ci fu detto, sarebbe stato quello dei Grimm.
Io non ho nulla in contrario a quel testo. Ma ebbi l'impressione che la versione raccontata dalle immagini di Joanna non fosse perfettamente sovrapponibile a quella dei Grimm. Guardavo le sue tavole e pensavo che dovevano essere riferite a una storia che somigliava soltanto a quella dei Grimm, ma non era esattamente quella. Per esempio, vi entravano elementi presenti in altre versioni della fiaba.


Nemmeno in quel momento, però, pensai che volevo riscrivere Cappuccetto Rosso. Mi interessavano molto quelle immagini, che trovavo drammatiche, misteriose, selvagge; attraverso di loro, volevo capire che storia stesse raccontando Joanna. Per questo le guardai e le riguardai, finché un giorno mi misi a scrivere. Non pensai che avrei riscritto Cappuccetto Rosso, se non nel momento in cui cominciai a farlo. E lo feci perché capii che soltanto attraverso la scrittura avrei messo a fuoco che storia raccontavano quelle immagini.


La scrittura è un mezzo di indagine di grande precisione, perché all'atto intellettuale associa concretezza. È come disegnare. Puoi avere in mente un oggetto, ma finché non lo disegni non sai come lo vedi, com'è e che forma assume dal tuo punto di vista. La stessa cosa vale per quello che pensi di sapere. Molti pensieri e idee non reggono all'impatto con la scrittura. Perdono immediatamente definizione, consistenza, corpo, si bruciano in corso d'opera. La scrittura è una prova infallibile. Non fate mai l'errore di pensare che siete voi a dominarla, perché è sempre lei, la scrittura, che disciplina voi.


Ho sempre scritto a partire dalle immagini, per cui questa prassi mi è familiare. Per esempio mi è capitato con tavole di Guido Scarabottolo, Francesca Bazzurro, Julia Binfield, Massimo Caccia Francesca Zoboli.
Al contrario di quanto si può pensare, non si tratta di inventare qualcosa di 'poetico', suggestionati o ispirati dalle immagini. È un lavoro più complesso, impegnativo e interessante. Non è arbitrario quello che puoi scrivere a partire da una immagine. Rispetto a una immagine, di solito c'è una, e una sola cosa che funziona, e bisogna trovarla, capire quale sia fra le molte possibili, sempre che l'immagine te lo permetta.


Il che, poi, a ben vedere, non è diverso dal processo selettivo e combinatorio che, sempre, si mette in atto quando si realizza una sequenza narrativa (qualunque essa sia), che lo si faccia utilizzando immagini o parole. Finché non hai trovato la forma esatta di ogni parte di essa in relazione all'unità, come può essere il pezzo di un puzzle - che solo con quella forma funziona perfettamente all'interno della composizione-, semplicemente non vai avanti. Arrivi alla soluzione  attraverso un movimento di progressivo avvicinamento, fatto di continui tentativi, prove e fallimenti: lento o veloce dipende dalla singola contingenza.

Tre copertine per tre edizioni.
Prove di stampa con Paolo Canton.




















La stesura di C'era una volta una bambina, per questa ragione, è stata lunga. Le immagini di Joanna sono così dense che non è semplice coglierne il punto con chiarezza. Sono spiazzanti. Mi sono resa conto, in particolare, che a ogni giro di pagina la storia prendeva una direzione molto diversa da quella che lasciava intendere la pagina precedente. A questo, nel corso del lavoro, si è aggiunto il  confronto obbligato con la tradizione di Cappuccetto Rosso, riducendo drasticamente le mie possibilità interpretative. I vincoli, però, benché frustranti, sono fertili di soluzioni. Nel caso di questo lavoro, c'è stato un momento di svolta. Ed è stato quando mi sono resa conto che in quelle tavole, oltre alla bambina e il lupo, c'erano altri due protagonisti, molto ben nascosti (eppure lì, in bella vista, sotto gli occhi di tutti...).

Si stampa.

In quel momento ho capito che l'ambiguità delle immagini di Joanna dipendeva da loro, una presenza non detta che gravava sulla parte esplicita del racconto, condizionandone il corso. Pensandoci, poi, mi sono resa conto che questa situazione di ambiguità, in realtà, è intrinseca alla storia di Cappuccetto Rosso, ed è probabilmente uno dei fattori che ne hanno determinato il successo, nel tempo: la ragione per cui la storia rimane insoluta, sempre aperta, nonostante ogni volta si concluda, lasciando la possibilità di elaborarla in nuove trame.

Ancora qualche aggiustamento al rosso.

Prima di osservare le tavole di Joanna non avevo mai pensato a questo aspetto di Cappuccetto Rosso, a questo nascondimento. Sono state queste immagini a rivelarmelo, spiegandomi molto di questa vicenda così antica. Tutto ciò, per dire che se prima d'ora non avevo mai pensato di riscrivere una fiaba, e in particolare quella di Cappuccetto Rosso, ora che l'ho fatto penso che questa esperienza di scrittura sia stata fra le più interessanti che ricordo.
Chi siano i due personaggi nascosti, non  lo dirò. Se la cosa vi interessa, provate a scoprirlo da soli, senza leggere il mio testo, facendo l'esercizio che ho fatto io.

Ancora prove...

C'era una volta una bambina sarà presentato in anteprima a Milano, presso Spazio B**K, via Lambertenghi 20, il giorno giovedì 5 marzo, alle 19. A parlarne le due autrici, Joanna Concejo e Giovanna Zoboli. Lettura del testo, con proiezione di immagini, dell'attrice Anna Gaia Marchioro

Ma non è finita: sabato 7 marzo, sempre a Milano, in viale Isonzo 16, casa di Topipittori, dalle ore 11 alle 18.30, Joanna Concejo e Giovanna Zoboli incontrano i lettori e firmano copie del libro. In vendita troverete tutti i libri di Joanna & Giovanna (ma anche alcune stampe originali che Joanna porterà da Parigi) e gli altri libri dei Topipittori, incluso qualcuno dei mitici “libri rotti da adottare” a cinque euro. Joanna farà alcuni disegni “in diretta” e ci saranno in mostra alcune tavole originali del libro e, se a qualcuno interesserà, potremo anche parlare del perché questo è stato davvero difficile da realizzare. E questo è tutto! Vi aspettiamo.

... e prove.