venerdì 23 gennaio 2015

Io voglio stare qui. Con i libri.

Licia Pittarello all'ingresso della mostra.
Da qualche giorno leggo e rileggo il catalogo della mostra One hundred books famous in children's literature, in corso a New York, presso il Grolier Club. Si tratta della sesta "mostra dei cento" organizzata dalla più antica  prestigiosa associazione di bibliofili al mondo, fondata nel 1848 da Robert Hoe, grande collezionista e produttore di macchine da stampa. Le mostre di questa serie hanno sempre avuto una enorme importanza, mettendo in luce aspetti inediti o scarsamente considerati di intere branche del sapere libresco.

Mi sembra che anche questo caso non faccia eccezione, anche se ci ho impiegato parecchio tempo per capire esattamente perché la selezione di questi cento libri, operata da Chris Loker, libraia antiquaria e curatrice della mostra è, a mio avviso, problematica, nel senso che costringe a una riflessione sulla natura della letteratura per ragazzi e sulla sua evoluzione nel tempo.

La prima edizione di Histoire de Babar (celo!)
East of the sun and west of the moon di Kay Nielsen (manca!)
La Cinderella di Rackham (celo!)

Viene abbastanza automatico, di fronte a una selezione così severa, pensare a quel che c'è di troppo e a quel che manca. Non è questo un esercizio nel quale voglia indulgere più di tanto: mancano un sacco di cose legate alle evoluzioni più recenti della letteratura per ragazzi e, in particolare dell'albo illustrato; ci sono moltissimi libri di istruzione ed edificazione, che hanno caratterizzato la produzione editoriale dedicata ai piccoli per almeno tre secoli, dal Seicento in avanti.

La prima edizione di Madeline...
… e una illustrazione originale.

D'altra parte, è difficile criticare una scelta che si fonda su una realtà storica e sacrifica certamente la spettacolarità alla correttezza "scientifica": i libri per ragazzi hanno cominciato a voler "divertire" solo in tempi molto recenti. Direi che fino a buona parte dell'Ottocento, fino alla rivoluzione vittoriana che ha sconvolto l'idea stessa di libro per ragazzi, anche grazie all'evoluzione tecnologica che ha permesso di stampare economicamente a colori, l'obiettivo che si ponevano autori, editori e adulti in genere quando mettevano un libro in mano a un bambino (e ne mettevano più di quanti immaginiamo oggi, se si pensa alle tirature che certi libri raggiungevano anche in epoca storica) era istruirlo ed edificarlo.

In mostra, uno studio di Sendak per i mostri selvaggi…
…e l'esecutivo per il logo della Cotsen Children's Library di Princeton.

Per esempio, si legge nella scheda dedicata a A Token for Children di James Haneway e Cotton Mather (in mostra l'edizione del 1671; qui potete scaricarne una di cento anni dopo): scritto in un'epoca in cui il tasso di mortalità infantile esigeva un pedaggio emotivo e spirituale a tutte le famiglie, il Token riportava le testimonianze in articulo mortis di bambini e giovinetti, con effetti un tempo sicuramente edificanti, ma oggi assolutamente esilaranti. Queste biografie spirituali giovanili furono molto popolari su entrambe le sponde dell'Atlantico fino all'ultimo quarto del Diciannovesimo secolo (e sono state ripubblicate negli anni 1990 da un libraio cristiano americano (si veda qui).

La prima edizione di Mary Poppins
… e una illustrazione originale di Mary Shepard.

Una cosa che emerge con meritoria chiarezza dalla mostra e dal catalogo sono i due elementi che legano edificazione e divertimento. Le chiavi di un passaggio, di una trasformazione che ha avuto luogo in epoca vittoriana e che ha permesso alla letteratura per ragazzi, e in particolare a quella illustrata, di evolversi e articolarsi in maniera così varia e avvincente nell'ultimo secolo e mezzo sono state la fiaba e la filastrocca.

Un Robinson Crusoe d'antan...
E uno novecentesco, con le illustrazioni di N.C. Wyeth

A partire da Esopo (in mostra l'edizione di Croaxall del 1722; della tradizione di illustrazione delle Favole di Esopo ho scritto qui) e Perrault (1697), le narrazioni popolari raccolte e adattate sono da una parte strumenti di edificazione morale e di insegnamento di condotte di vita, ma, dall'altra, si rivelano talmente ricche di suggestioni e immagini da permettere - se non esigere - lo sviluppo di illustrazioni estremamente fantasiose e affascinanti, spesso quasi in contrasto con la severità e austerità dei testi. Al punto che viene il dubbio che proprio l'illustrazione abbia contribuito ad alimentare un recente processo di revisione dei testi, orientandoli a una maggiore leggerezza.

Dai libri per bambine: bambole (Raggedy Ann)...
… sagome di cartone (Piccole donne)…
… e giochi di società (Pollyanna).
La filastrocca, nata come strumento per facilitare la memorizzazione di sequenze alfabetiche e numeriche e presente nella letteratura per ragazzi fin dai primi Primer (in mostra il rarissimo The New-England Primer del 1690, ma qui potete scaricare un'edizione settecentesca), già con A Little Pretty Pocket Book di John Newbery (in mostra l'edizione del 1774) comincia a volgersi all'intrattenimento puro, associandosi a illustrazioni che tendono a raffigurare i bambini nel momento del gioco più che in quello dell'apprendimento.

La prima edizione di Pinocchio, in formato rivista,
non poteva proprio mancare.
Accanto al bozzetto del frontespizio de Il vento fra i salici.

La mostra è organizzata per sezioni tematiche e, accanto ai libri propone una cinquantina di oggetti che sottolineano il legame fra questi libri famosi e la cultura del loro tempo: illustrazioni originali (fra queste, una di Walter Crane e una di William Blake), lettere autografe, manoscritti, ma anche giocattoli, bambole, giochi, horn-book e oggetti destinati all'infanzia.

Perrault...
… e Gulliver.

Alla mostra è presente anche una reading station: una piccola biblioteca nella quale sono messe a disposizione dei bambini copie attuali dei libri in mostra. Matia Burnett, sulle pagine di Publishers' Weekly, riferisce un divertente aneddoto avvenuto durante la sua visita: un bambino era talmente preso dalla lettura di questi libri che, quando il suo accompagnatore gli ha detto: «È tardi, ci aspettano in pasticceria», si è sentito rispondere: «Non voglio la pasticceria. Voglio stare qui. Con i libri.»

E albi illustrati di ogni epoca, da Caldecott...
… alla nevicata di  E. J. Keats del 1962.
[La pattuglia di illustratori italiani che si recherà a New York nei prossimi giorni per ricevere i dovuti onori alla propria arte presso la NYSOI è caldamente invitata a spendere qualche ora in questo luogo.]
[Ringraziamo Licia Pittarello per aver cortesemente fotografato la mostra e acquistato il catalogo per noi.] 
[Altre foto della mostra sono state scattate dalla curatrice e sono disponibili qui.]
[Il catalogo della mostra può essere ordinato, a caro prezzo, da Oak Knoll.]

mercoledì 21 gennaio 2015

La possibilità di essere fragili

ovvero Tuttodunpezzo alla scuola media Vittorelli di Bassano del Grappa

 [di Cristina Bellemo]

Molte volte mi è capitato di ascoltare, in contesti diversi, affermazioni come: « È un libretto per bambini, di quelli con i disegni».

Assomiglia un poco a ciò che accadeva di sentirci dire, a me e ai colleghi con cui si produceva la rivista Blu. Rivista premiata e amata dai lettori. «Quel bel giornalino che fate voi».

I diminutivi usati per circoscrivere, definire (limitare?) il campo del valore. E delle possibilità. Per un albo, l’idea che i disegni individuino immediatamente il destinatario in un bambino (piccolo).


«Quando gli studenti vedono le illustrazioni, storcono il naso e pensano che gli vogliamo propinare un libriccino per bambini. Sai, ormai loro si sentono grandi». Me l’ha detto qualche insegnante delle medie.
La questione è «diminuire», insomma. Che certe volte rischia di equivalere a «sminuire».

Tuttodunpezzo by Andre da Loba from Andre da Loba on Vimeo.

Credo che questa idea degli albi come libri solo per i bambini si debba principalmente a noi adulti. I ragazzi, da parte loro, sono curiosi, di una curiosità onnivora. Credo che le resistenze siano prima di tutto nostre perché forse sentiamo di non avere strumenti culturali adeguati per proporre forme d’arte diverse da quelle normalmente ritenute opportune, approvate dai programmi.

Illustrazione di Martina.
Illustrazione di Ida.

Oppure perché talvolta riserviamo poca considerazione letteraria e artistica a quei lavori. Meglio in ogni caso sgomberare il campo parlando di storielle, disegnini, messaggi edificanti, paroline, animaletti… per bambini. Come se, poi, i bambini fossero destinatari naturali di prodotti in tono minore rispetto alla «letteratura vera».
Accade anche nelle librerie, e perfino nelle biblioteche (che non hanno esigenze «di mercato»): la disposizione sugli scaffali spesso comunica che i libri con le figure riguardano i bambini. E basta. A forza di essere ribadite, queste comunicazioni si stratificano, diventano abitudini culturali diffuse e acquisite.  

Illustrazione di Matteo.
Illustrazione di Sofia T.

















Illustrazione di Anna T.
Illustrazione di Bianca.






















È chiaro invece che una delle più straordinarie caratteristiche di molti albi illustrati è proprio l’essere potenzialmente trasversali. Attuarne la potenzialità dipende, innanzitutto, da chi li propone.
Sia con La leggerezza perduta sia con Tuttodunpezzo ho lavorato con bambini della scuola dell’infanzia, con i ragazzi delle superiori, con gli universitari, con le famiglie, con gli adulti. Con esiti meravigliosi (nel senso che mi hanno riempita di meraviglia), in un caso e negli altri.
Quando dunque si è messa in contatto con me la professoressa Marina Pagin, docente di Arte e immagine alla scuola media inferiore Jacopo Vittorelli di Bassano del Grappa, per lavorare su una mia storia con i suoi ragazzi di seconda D (a indirizzo musicale), ho accettato con slancio.

Illustrazione di Sofia Z.
Illustrazione di Sveva.
Illustrazione di Maria Ester.

Ho apprezzato la sua larghezza di orizzonti e ho proposto Tuttodunpezzo. Mi pareva che questa storia, per i temi e taglio, narrativo e iconografico, aprisse una strada interessante di collaborazione. Marina Pagin ne è stata subito entusiasta. Allora abbiamo definito insieme un sentiero.
Prima di tutto sono andata a scuola con un carrettino pieno di albi illustrati e per due ore abbiamo chiacchierato con i ragazzi di forme, misure, colori, bianco e nero, parole, silenzi, storie, carta, vuoti, pieni, odori, profumi, emozioni, risate, arte, bellezza. E di mille altre cose difficili da riassumere, ma ben vive e splendenti nella mia mente.

Illustrazione di Filiberto.
Illustrazione di Erica.


















Illustrazione di Giuliana.
Illustrazione di Tommaso.





















Alcuni, via via, si sono seduti più vicino, per terra. Non c’è stato mai un calo dell’attenzione. Le mani si alzavano per indovinare, suggerire, dire. Altri, la campanella era già suonata perché il tempo l’abbiamo usato tutto proprio, sono venuti alla cattedra dove avevo posato i libri, e si sono annotati i titoli (già con la cartella pesantissima che gli faceva le spalle cadenti, e un piede rivolto alla porta).

Illustrazione di Isabel.
Illustrazione di Leonard.

Forse era la prima volta, di sicuro una delle poche, me l’hanno detto loro, in cui i banchi sono stati accostati alle pareti e le sedie messe al centro, in cerchio. Il cerchio magico delle storie.
È stato per me (ma forse dico ogni volta così?) uno degli incontri più belli, tra i moltissimi che ho fatto in questi anni: i ragazzi mi hanno regalato il loro incanto genuino e la curiosità degli occhi, delle mani e delle anime, i pensieri in volo e le parole appassionate, le bocche spalancate. La scoperta di un mondo, forse conosciuto qualche anno prima, quando erano piccoli. Forse, mai.

Illustrazione di Marianna.
Illustrazione di Adele.




















Poi Marina Pagin, appassionata di illustrazione e di tecniche del disegno che fa sperimentare ai suoi alunni in forme accurate e sempre originali, ha affidato ai ragazzi il testo della storia. Solo il testo, senza mostrare l’interpretazione di André da Loba nel libro che, qualche tempo dopo, veniva pubblicato.
Nemmeno io ho parlato prima con loro della storia, perché fossero liberi da condizionamenti. Che per ciascuno di loro la storia fluisse, e narrasse come doveva.

Illustrazione di Adriano.
Illustrazione di Cecilia.

Avevano così le parole, e l’opportunità di realizzare alcune tavole raffigurando il loro protagonista nato dall’incrocio della mia con la loro immaginazione e il loro mondo interiore.
Poi li ho incontrati nuovamente, quando già avevano elaborato l’idea disegnata di Tuttodunpezzo. È stato sorprendente.
Ho ascoltato in ammirato silenzio le loro motivazioni e le osservazioni acutissime, considerando una volta di più la straordinaria capacità di leggere ben oltre le parole, e la congenialità del linguaggio metaforico al loro istintivo approccio interpretativo. Percepivo la naturalezza del mettere molto di sé nel loro Tuttodunpezzo. Disegnare il protagonista diventava un’occasione per raccontarsi, però potendosi riparare nel personaggio. Esprimersi senza essere costretti a svelarsi.

Illustrazione di Edoardo.
Illustrazione di Giuliano.

Non c’è stata ripetitività, erano unici come unico è ognuno di loro. E belle la libertà e la decisione con cui ciascuno ha intrapreso e perseguito la sua strada.
Una possibilità alla narrazione di sé che, girando per le scuole, e per i gruppi, dei bambini e dei ragazzi (così come, moltissimo, degli adulti), ritrovo come un bisogno sempre più urgente, e sempre più inascoltato. Forse Tuttodunpezzo, che dice la possibilità di essere fragili e l’attesa dell’altro, è particolarmente vicino a questo sentire?

Illustrazione di Anna B.
Illustrazione di Ludovica.

Credo anche che sia stato importante questo spazio di autonomia nel creare qualcosa di nuovo, frutto certo di saperi e strumenti acquisiti lungo il percorso scolastico, ma anche della loro storia.
La tappa successiva del lavoro ha visto la visita dei ragazzi al liceo d’arte De Fabris di Nove (Vicenza). Obiettivo dei ragazzi: collaborare con gli studenti del quinto anno, delle classi quinta D, sezione Arti e progettazione visiva, e quinta F, sezione Beni Culturali, seguite dal professor Ezio Lunardon, docente di Teoria e metodo della comunicazione visiva.

Illustrazione di Francesca.
Illustrazione di Nikolaj.




















I più grandi si sono messi in ascolto attento e hanno aiutato i compagni più giovani ad affinare, nel pieno rispetto delle loro propensioni espressive, una o due delle tavole realizzate. È stato splendido vederli lavorare insieme, confrontandosi alla pari.
Ciascuno ha poi disegnato un numero di tavole adatto a comporre un albo: compito che è stato loro affidato per le vacanze estive. Alla fine, dunque, ognuno ha dato vita al suo LIBRO.
Alla presentazione del mio libro, edito da Topipittori, alla libreria Palazzo Roberti di Bassano, i ragazzi sono stati protagonisti con un’ampia esposizione dei loro lavori, la proiezione del video girato durante il laboratorio al liceo e l’intervento al microfono di chi desiderava riferire le sue impressioni.
In quell’occasione hanno potuto vedere anche il video con cui André Da Loba ha vinto nel 2013 la Medaglia d’oro della Società degli illustratori di New York.

Credo che possano risultare eloquenti le immagini dei disegni dei ragazzi (una piccola selezione), che mostrano in quanti modi si può leggere una storia. Perché una narrazione può essere solamente il frutto di un lavoro corale che pone chi scrive e chi racconta accanto a chi legge o ascolta, ciascuno con la propria voce particolare, ugualmente necessaria.

Illustrazione di Carlo.

martedì 20 gennaio 2015

I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove

C'è sempre un libro con cui una casa editrice viene identificata e forse si identifica. Per la Emme, fu questo. Grazie Nicoletta.

[di Nicoletta Sudati]

Avevamo vent’anni. Cercavamo nei libri le facce dei bambini che incontravamo in aula, la loro
sorpresa, la loro freschezza. Negli anni '70. 
Ma nei libri di testo, poca poesia, poca immaginazione, poca vita.
Entrammo alla Libreria dei ragazzi di Milano, era il 1976. E fu una meraviglia per noi, giovani
maestre, formate alla scuola, ma non dalla Scuola, di Don Milani, Mario Lodi, Célestin Freinet, Gianni Rodari...
Guardavamo all’arte di Mirò, Matisse, Picasso con lo stesso stupore con cui leggevamo Silone, Montale, Quasimodo; con la stessa sorpresa con cui ci affacciavamo su Bruno Munari o Enzo Mari...

Fra i risguardi più belli mai apparsi.

Ed ecco, finalmente, tra le nostre mani, per la prima volta, Leo Lionni e il suo splendente Piccolo blu e piccolo giallo: un librino speciale, poche parole, immagini simbolo, semplici ma non banali, qualcosa anche per bambini, ma con l’arte e la poesia universali dell’umanità. 
Diventò racconto libero con le parole dette di piccoli che non sapevano ancora leggere, e pittura di quella fatta con i colori in polvere, acqua e vinavil, e teatro con piccole quinte di carta velina sovrapposta, e musica con maracas di barattoli e riso, nacchere di “tollini” da bibita, piccole arpe su vecchie cornici e fili tesi...
Guardare e vedere l’altrove.  Che bellezza! Non abbiamo smesso più.
E dopo furono Eric Carl, Emanuele Luzzati, Beatrix Potter e tanti altri a indicare la strada.
Per noi, per me, ci sono incontri che segnano, persone che diventano “maestri” e ci accompagnano per sempre.

Edizione americana,

Ora sono dirigente scolastico e guardo con affetto e gratitudine le maestre d’infanzia che
costruiscono libri con carta, stoffa, bottoni; gli insegnanti delle elementari che inventano con i loro bambini filastrocche che emergono tridimensionali da pagine realizzate con cartone e stagnola; gli insegnanti delle medie che giocano ancora con la parole e l’arte, anche quando è in powerpoint. A loro va il mio grazie.
A Rosellina Archinto e alla sua Emme devo gratitudine. Con un’eco lontana, forte e presente.

Edizione americana.

Nicoletta ci ha mandato una sua biografia, come da nostra richiesta. A dire il vero è un po' lunga rispetto a quelle finora pubblicate nei nostri Martedì. Però a noi è piaciuta, e ve la proponiamo come l'abbiamo ricevuta. La troviamo interessante perché mostra in che modo e con che idea si possa entrare tutti i giorni a scuola, da tanti anni, e amare il luogo in cui si è, e quello che si fa e le persone con cui si lavora, giovani e meno giovani. Sembra ovvio. Non lo è.

Mi chiamo M. Nicoletta Sudati. La M sta per Maria, nome che tutti abbiamo in famiglia in onore di una nobildonna torinese che aveva un marito generale e di cui mio padre era giovane attendente durante la seconda guerra mondiale; così con quel nome, mio padre ne ha voluto ricordare l’amicizia e l’affetto. Ma, estroso com’era, ha voluto aggiungere anche Nicoletta, non un nome di avi defunti, ma il nome del protettore dei bambini, san Nicola, molto amato in Puglia, dove attendente e generale si erano fermati a lungo, sempre in guerra. Mio padre era del secolo scorso e dico così perché era del 1914, è mancato qualche anno fa a più di novant’anni, ancora arzillo, pieno di vita, curioso, abile sarto, di quelli che avevano una grande laboratorio con una ventina di lavoranti, amante dell’arte e dell’antiquariato, appassionato di animali, socievole oltre misura, non a caso aveva il negozio in piazza.
Racconto questo perché penso di aver ereditato da lui l’eccletticità.
Non mi sento capace in assoluto in qualcosa, so fare solo un po’ di varie cose. A 19 anni sono diventata maestra, perché il liceo allora “non ti dava in mano niente”, e la ragioneria non era proprio il mio mestiere. Diplomata a luglio, in agosto lavoravo già, e subito dopo il concorso, e senza dire né
aba mi son trovata in un’aula.
Ma mi piacevano il teatro, la danza, la lettura, la scrittura e mi sono dedicata un po’ a tutto ciò. Mi piaceva stare in mezzo alla gente e avevo voglia di amici, per me sempre fondamentali. Penso che la vita prenda svolte grazie a incontri. E persone speciali mi hanno fatto da “maestri”, parola bellissima, troppo in disuso.
Mi sono laureata in pedagogia con una tesi in docimologia. Sono stata per molti anni insegnante di primaria quando ancora si chiamava scuola elementare. Mario Lodi, Don Milani e Gianni Rodari hanno guidato i miei primi passi nella scuola. Poi ho preso un’abilitazione in Lettere e ho insegnato in una scuola media. Ora sono preside, dovrei dire dirigente scolastico di un istituto comprensivo, ma mi piace di più la parola facile che tutti capiscono.
La mia scuola (e dico mia perché la sento come una seconda casa) ha una media a indirizzo musicale e ho la presidenza sopra l’aula di musica d’insieme e l’auditorium. Per questo spesso dico “la mia scuola suona”; già alla mattina le note riempiono atri, corridoi, segreteria: è bellissimo. Abbiamo un’orchestra di più duecento elementi.
Le scuole dell’infanzia e le primarie sono vivaci, con insegnanti pieni di risorse e fantasia e che ogni anno organizzano una mostra di libri per ragazzi
Libriamoci; narrazioni, letture, incontri con autori la animano sempre con grande stupore.
Ho quasi sessant’anni, ma, a volte, mi pare di essere ancora quella bambina che ha imparato a camminare nella piazza Garibaldi, che raccoglieva sassi e portava via sempre un po’ di sabbia dal mare, che faceva il bagno nei fossi della cascina della zia Piera, che inventava poesie e piccoli teatri per i bambini. Abito con mia figlia e mio marito in una casa semplice, in piena Pianura Padana, ma da cui, secondo quando diceva la fantasiosa zia Gianna, ci sarebbe una bellissima vista lago. E forse aveva ragione lei.


Dal nostro catalogo, per Nicoletta Sudati abbiamo scelto Libri! di Murray McCain e John Alcorn.

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, le trovate  qui.
Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima

I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo