giovedì 20 marzo 2014

Quell'arcobaleno tra la veglia e il sonno

Ed ecco un'altra novità che troverete a Bologna: Sonno gigante sonno piccino oggi raccontata dalle sue provette autrici: Giusi Quarenghi e Giulia Sagramola. 

Ricordatevi che martedì 25 marzo alle ore 17, in Fiera, a Bologna, le due autrici saranno presenti presso il nostro stand, padiglione 29 D36, per firmare copie del loro nuovo libro. 

Mercoledì 26 marzo alle ore 16.30, invece, al padiglione 33, Giulia Sagramola presenterà Sonno gigante sonno piccino, con l'ausilio delle brave libraie della Libreria Stoppani. Seguirà sessione di dediche. Buona lettura!

[di Giusi Quarenghi]

Lasciatemela prendere larga, e scherzosa.
Non ho mai dato credito alle prove dell’esistenza di Dio, probabilmente perché non ne ho sentita la necessità. Istintivamente anselmiana, mi bastava la parola. C’era il nome, era insieme la domanda e la risposta. Ma mi aspettava, incontrovertibile e misteriosa, oltre le cinque canoniche da me trascurate, la sesta prova. Era nel dondolio di una culla, sulla sponda di un lettino con le sbarre alte, e mi aspettava. Le prime volte, sono capitata per caso vicino al sonno dei bambini: cuginetti, piccoli ai quali facevo da babysitter, figli di amiche.


Poi è venuto il tempo della mia consuetudine con dorme/non dorme - si è appena addormentato, sssst, non fare rumore - no, non può essere, chiama già, chiama ancora - cosa faccio: lo tiro su o resisto? E se provassi prima con la voce, magari si rassicura e si riaddormenta -  Mmm, è troppo sveglio, troppo stanco, troppo curioso, troppo teso, ha mangiato troppo, ha mangiato troppo poco, c’è troppo chiaro, troppo buio, troppo vento, troppo caldo, troppo rumore, troppo silenzio... Eppure, nonostante tutto, comunque sia andata fin lì, a un certo punto, bambini piccoli e bambine piccole chiudono gli occhi e si addormentano. 


A volte scivolano lenti, in un abbandono soave, e senti il respiro prendere un ritmo che ha qualcosa di sacro, e il peso si fa tondo e denso, affidato alle tue braccia e alla forza di gravità; a volte si impegnano in una resistenza caparbia, traditi da cedimenti improvvisi e profondi che durano però non più di una manciata di secondi; a volte cascano di botto, sprofondano, come colpiti da qualcosa di invisibile e repentino; a volte fanno finta, tanto per tenerti lì, sotto controllo; a volte, basta niente; a volte, non basta mettercela tutta; a volte te ne vai di là perché non ne puoi più.
Ma poi, quando succede, ti incanti a guardare come sono, nel sonno, e una tenera allegria bonifica ogni fatica e la trasforma nel desiderio che si sveglino e ti cerchino.


Sì, i bambini ad un certo punto si addormentano, e questa è per me prova assolutamente a favore: 1 - dell’esistenza di Dio;  2 –  del limite della teologia in quanto affare sostanzialmente di uomini (cosa di cui anche Dio ha risentito, forse in modo definitivo; ma la questione potrebbe riaprirsi).

Da qui viene questa ninna nanna, questa sorta di arcobaleno tra la veglia e il sonno, dove il sonno non è tanto l’abbandono di questo mondo e il rischio di perderlo, ma il ponte per altri mondi, con qualche rischio, qualche scoperta, persino qualche beatitudine, e il ritrovamento di questo.
I Topi leggono, scelgono e chiamano Giulia Sagramola. La mia ninnananna è fortunata e io con lei. Non ci sentiamo, Giulia e io, e meno male. Non c’è nulla che vada spiegato, ha solo da esserci quanto basta perché lei faccia la sua ninna nanna, portandosi dietro la mia… 


Che bel tempo quello che passa sapendo che il tuo lavoro è nelle mani di qualcun altro e ne gioverà, e ti ritornerà cresciuto, dormito e svegliato, capace di camminare. Così è stato: Giulia ha preso la ninna nanna e l’ha portata a casa, a casa sua, di Giulia e della ninnananna, di ogni ninnananna; ha trovato come farla sentire a casa in ogni stranezza ed estraneità, come dare credito e sostanza a ogni possibilità (che di questione divina trattasi, l’ho dichiarato subito), come popolare di fantasmi sorridenti il mondo di giorno, come rendere veri i desideri. Compreso quello di non perdersi, quando ci si vuole bene. Giulia ha fatto di una ninnananna una cosa capace di stare nel tempo, di avere tempo, molto, di averlo avuto e di averne ancora, grazie a qualcosa che provo a chiamare genealogia degli affetti.
Un chiasmo generazionale che la dedica conferma: Giulia la fa ai suoi nonni, io al mio nipotino.
Tutte e due abbiamo avuto e restituiamo. Per trovare un po’ di consolazione, per continuare il gioco.



Giulia Sagramola, studio sulla palette del libro.
[di Giulia Sagramola]

Essere tra i primi a leggere le parole di Giusi per il libro per me è stato come un regalo. Mi sono portata dietro le sue frasi, le ho riscritte diverse volte, le ho messe in ordine, le ho scomposte e riguardate.

Insieme alle parole ho subito visto alcuni dettagli di immagini, non delle immagini complete, ma degli elementi che le componevano. I Topi mi hanno chiesto di lavorare con lo stesso stile delle foto "manipolate" con cui, un paio di anni fa, sono stata selezionata in Fiera. Ho iniziato a scegliere le foto, inizialmente ho cercato tra le foto che avevo già usato. Sono foto che ho preso in diversi anni a gironzolare nei mercatini. Non ne ho tante e quando le compro ne scelgo sempre poche; quando sono mie sento un po' come un senso di responsabilità, come se dovessi adottare le persone che sono state fotografate. La prima volta che ho comprato delle foto ero a un mercatino a Berlino, davanti a una bancarella che straboccava, avrei voluto prenderle tutte, c'erano interi album con tanto di parole e date e nomi. Ho dovuto scegliere per forza e quelle che ho scelto le ho tenute sempre con me, senza usarle, per almeno 2 anni. Quando ho iniziato a fare quelle illustrazioni, le ho fatte con estrema libertà e leggerezza, senza pensare bene a una storia, giocando sugli spazi vuoti che mi offrivano.

Giulia Sagramola, lo storyboard.

Per il li libro di Giusi avevo bisogno di tante foto di bambini, non potevano mancare. Nella mia piccola collezione invece scarseggiavano. Un giorno ho rivisto le foto di mia madre a casa di mia nonna e le ho chiesto se potevo usarle, ugualmente con quelle di mio padre. Le prime illustrazioni sono venute fuori senza pensarci troppo e portavano con sé la libertà dell'approccio che ho sempre avuto con questa tecnica, come di un gioco.

Giulia Sagramola, tavole per Sonno gigante sonno piccino, work in progress.

Poi però le cose hanno iniziato a prendere forma e ho sentito la necessità di una direzione, di una scaletta, in pratica di creare del ritmo. Ho steso il layout che vedete e ho iniziato a ragionare in modo più razionale su cosa mancava e cosa no. Per fare questo lavoro e arrivare alle altre illustrazioni è passato diverso tempo, anche scandito dai vari periodi dedicati agli altri lavori.

Giulia Sagramola, tavole per Sonno gigante sonno piccino, work in progress.

Il libro è stato ultimato l'anno scorso, pochi mesi fa gli ultimi ritocchi di grafica. Nel mentre, la vita è trascorsa per tutta la mia famiglia, con anche grandi cambiamenti, non posso non pensarci ogni volta che sfoglio queste pagine. Le parole di Giusi ti abbracciano e ti portano davvero in un viaggio magico, per poi andare a dormire sereni. Spero che lo facciano anche con le persone che sono dentro queste foto, e con voi.

Giulia Sagramola, tavole per Sonno gigante sonno piccino, work in progress.

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