lunedì 19 dicembre 2011

Schiaccianoci e il re dei mostri selvaggi


[di Virginia Stefanini]

La mia reazione immediata alla richiesta di disegnare Lo Schiaccianoci  fu negativa. L’offerta arrivò all’inizio del 1981, da Kent Stowell, il direttore artistico del Pacific Northwest Ballet. Ne fui lusingato, ma le mie ragioni per dire di no erano molteplici e precise. Tanto per cominciare, chi al mondo aveva bisogno di un altro Schiaccianoci? L’imprescindibile albero di Natale e le sequenze nel Paese dei Dolci erano abbastanza per affondare completamente il mio spirito. […] Infine, e più seriamente, dopo sole tre opere e un musical off-Broadway per bambini, non avevo idea di come approcciare un balletto. Dove avrei trovato il tempo per disegnare una gigantesca produzione – due interi atti e più di 180 costumi? Naturalmente l’ho fatto.

Così Maurice Sendak racconta l’inizio della sua collaborazione a una delle più visionarie e celebrate produzioni del balletto Lo Schiaccianoci di Peter Ilyich Tchaikovsky, ancora oggi rappresentata sul palco della Seattle Opera House in occasione delle feste natalizie, a ventotto anni dal suo debutto nel dicembre del 1983.



In attesa di coronare un sogno e volare a Seattle per assistere a una rappresentazione dal vivo del Pacific Northwest Ballet, mi sono tuffata fra le pagine della versione inglese de Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi di E.T.A. Hoffmann con illustrazioni originali di Sendak, data alle stampe da Random House nel 1984, e mi sono rifatta gli occhi con la versione filmica del balletto Nutcracker, realizzata da Carroll Ballard nel 1986 e tuttora reperibile in videocassetta sul mercato USA.




C’è qualcosa di sorprendente nell’incontro fra il maestro dell’illustrazione americano e il mondo dei personaggi immaginati dallo scrittore tedesco E.T.A. Hoffmann prima, nel 1816, e poi reinventati dalla musica del russo Tchaikovsky nel 1891, su richiesta del coreografo Marius Petipa. Quella de Lo Schiaccianoci  è una fiaba onirica e stravagante, (qui ne ha parlato, bene e diffusamente, Anna Castagnoli) che si trasforma in una partitura per balletto romantica e spensierata: l’immaginazione di Sendak sembra ricucire lo strappo che separa l’opera originale dalla sua derivata, restituendo al pubblico forza immaginifica e bizzaria da un lato, e dall’altro allegria e leggerezza.


Nel racconto fantastico di Hoffmann la giovanissima protagonista Maria Stahlbaum (il nome diventa Clara, nel balletto) riceve in dono per Natale dal suo padrino, il giocattolaio e orologiaio Drosselmeier, uno schiaccianoci di legno. Di notte il soldatino e gli altri giochi si animano per combattere una battaglia cruenta con il malvagio Re dei Topi, durante la quale anche Maria resta ferita. Convalescente, la bambina ascolta dalla viva voce di Drosselmeier una bizzarra fiaba nella fiaba che ha per personaggi la principessa Pirlipat, per vendetta trasformata in un mostro dalla madre del Re dei Topi, e un giovane capace di spezzare l’incantesimo grazie alla sua prodigiosa capacità di schiacciare la noce più dura di tutte. Maria, che riconosce nel suo giocattolo deforme il giovane schiaccianoci tragicamente trasformato, aiuta l’eroe di legno a liberarsi della propria nemesi. Per la sua generosità e amore incondizionato viene ricompensata con un viaggio nel Paese dei Dolci e con la mano del principe Schiaccianoci.


Il balletto musicato da Tchaikovsky inanella soltanto alcuni degli episodi del racconto, derivati dall’adattamento successivo di Alexandre Dumas - la festa con la distribuzione dei regali di Natale, la battaglia con il Re dei Topi, il viaggio nel Paese dei Dolci -, ma ci dona in aggiunta una suite musicale indimenticabile, in cui si susseguono un carosello di personaggi eterogenei e le celeberrime danza russa, araba e cinese e il valzer dei fiori.


Pur non volendo eludere la partitura, Sendak e il coreografo Stowell recuperano  nel proprio allestimento moltissimi elementi del racconto originale: lo fanno scegliendo di ambientare il balletto all’epoca di Hoffmann e utilizzando con grande perizia numerosissimi dettagli visivi, costumi, oggetti, arredi, che raccontano una loro storia, parallelamente alla musica e alla danza. Il minaccioso Re dei Topi fa capolino fra le scenografie e come giocattolo in mano al fratellino dispettoso Fritz. Tre invitati mascherati mimano a passo di danza la storia della principessa Pirlipat.

Il padrino Drosselmeier, deus ex machina che sulla pagina innesca la trasformazione dello Schiaccianoci grazie al suo racconto, ritorna come maestro di cerimonie quando Clara e il suo principe giungono in visita al mondo incantato, che lui stesso pare avere modellato: un castello giocattolo trasformato in realtà, popolato di figurine che paiono uscite da una collezione di miniature esotiche.
Nel filmato, la suite più celebre.



 Sendak dimostra, come anche nelle sue illustrazioni, una grande capacità di giocare con le proporzioni, e soprattutto con le grottesche sproporzioni dei personaggi simil-umani, come la tigre della danza cinese, i soldatini, i topi del serraglio del Re ratto dalla molteplici teste, i cui costumi rendono ancora più strabiliante la grande abilità dei danzatori del Pacific Northwest Ballet.

E sono proprio questi ultimi personaggi, buffi e insieme inquietanti, a colpire maggiormente l’immaginazione degli spettatori più giovani, ai quali il balletto e il film sono destinati: ne ho avuta la prova con i bambini di una classe terza di scuola primaria, divertiti da questo lungo racconto sulle punte e pressoché senza parole.
La versione cinematografica del balletto accentua efficacemente la dimensione onirica della storia, trasformandola in una sfarzosa mise en abime: un sogno dentro un sogno dentro un sogno, che si svolge sul palcoscenico di un teatrino dentro un teatrino, e così via… I fotogrammi ci trasmettono lo stupore e l’inventiva di una macchina teatrale in cui gli oggetti e i personaggi sono capaci di cambiare di dimensioni (alla mezzanotte della vigilia di Natale abete e giocattoli diventano enormi, o forse è Clara che rimpicciolisce?) e i mondi, quello della realtà e dell’immaginazione, di fondersi.
Peccato che alcuni congegni scenografici si trasformino in trucchi cinematografici un po’ ingenui, datati 1986: penso, sorridendo, alla casa delle bambole di Drosselmeier che si schiude, rivelando una “minuscola” ballerina che piroetta in sovraimpressione, sotto gli occhi dei “giganti” Clara e Fritz; mentre a teatro fa bella mostra di sé una ballerina “meccanica”  a grandezza naturale, che all’Hoffmann del racconto perturbante L'uomo della sabbia (Der Sandmann) - a sua volta ispiratore del balletto Coppelia-  forse sarebbero piaciuta di più.

Le immagini su carta e registrate in video non possono competere con la visione dello spettacolo dal vivo, non mentono però sulla sorprendente abilità di Sendak come scenografo, costumista e art director. Sarebbe prezioso trovare documenti sufficienti a restituirci anche la magia del suo Flauto Magico, de L’amore delle tre melarance, dell’opera per ragazzi Brundibar. In mancanza di questi, nelle prossime vacanze di Natale mi delizierò scoprendo cosa ha combinato Maurice Sendak con l’opera Hansel und Gretel di Humperdinck


4 commenti:

sev edizioni ha detto...

grazie per la storia dello schiaccianoci, di cui ora sono un po' meno ignorante. e, a parte l'invidia per la trasferta di virginia (di cui tornerà a parlarne, I suppose), un grazie anche a lei per l'impegno che mette nel suo lavoro, perché come dicono le ragazze serie: di ragazze serie ce n'è di bi-so-gno!

sev edizioni ha detto...

(sorbole, sempre se non ho sbagliato virginia! comunque metà del commento resta valido! ohibò, piroetta.)

BananaLetture ha detto...

Eh, eh, avrei dovuto scrivere: "In attesa di coronare IN FUTURO il sogno di volare a Seattle per assistere a una rappresentazione dal vivo del Pacific Northwest Ballet...". Per il momento libro e video sono tutto quello posso permettermi!
Ma prometto che se riuscirò ad andarci, a Seattle, ritornerò a parlarne su queste pagine... Virginia

papepi ha detto...

wonderful!... bellissime scenografie e costumi